Le verità sul risparmio gestito: uno, nessuna o centomila?

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di Redazione 4 Giugno 2010 | 15:30
Se Pirandello avesse mai seguito le discussioni su Bluerating in merito allo stato di salute (precaria) del settore del risparmio gestito, ai problemi emersi in questi anni e ai possibili rimedi avrebbe probabilmente tratto la conclusione che la verità può essere una, nessuna o centomila…

Se Pirandello avesse mai seguito le discussioni su Bluerating in merito allo stato di salute (precaria) del settore del risparmio gestito, ai problemi emersi in questi anni e ai possibili rimedi avrebbe probabilmente tratto la conclusione che la verità può essere una, nessuna o centomila. Rispondendo al nostro appello alcuni di voi hanno portato il proprio contributo alla discussione in materia di trasparenza e mancanza di cultura finanziaria nel paese. Nota ad esempio un promotore che si firma “E.D.”: “La realtà è che le banche hanno sempre lucrato sull’ignoranza (tecnica) dei clienti” perché “solo se c’è ignoranza si possono collocare certi pacchetti. Se i prodotti fossero semplici,trasparenti ed appaganti anche razionalmente si riuscirebbe a chiudere il cerchio e fare contenti tutti: clienti, Pf e banche”.

 

Una maggiore cultura finanziaria, prosegue “E.D.”, indirizzerebbe il mercato verso una maggiore professionalità. “Io sono un PF ed ho creato sistemi razionali per i miei clienti: ora sanno dove sta la ricchezza! Ma resta un lavoro “singolare”, in quanto non ha trovato proseliti nei piani alti delle banche.  Ho prospettato sistemi testati con successo, semplici ed accattivanti, ma le banche non accettano che le soluzioni gli arrivino dal basso: destabilizzerebbe l’establishment delle sedi aziendali, il luogo preposto alle idee”. Insomma, oltre ai problemi legati all’obsolescenza di alcuni modelli organizzativi, alla scarsa professionalità di talune figure di manager e ad una certa opacità di comportamenti e di prodotti/servizi proposti che spesso serve a nascondere le componenti di costo agli occhi della clientela, il sistema del risparmio gestito italiano sembra soffrire anche, in questo dimostrandosi specchio fedele del paese, di una lotta per la difesa di rendite di posizione, della tendenza di troppi professionisti e manager di curare la propria carriera e interesse privato prima che il bene societario e della clientela.

 

Risponde a “E.D.” un altro PF: “Caro collega E.D. essere ignorante è legittimo, fregare clienti e promotori è vergognoso: io sono Alberto (non Alberto Lavetti) e sono in accordo con te quando affermi che le idee geniali che partono dal basso non vengono mai accettate per i motivi che tu hai detto, anzi sembra che diano fastidio, anche io in una precedente e recente banca per la quale ho operato ho dato tanto ma loro hanno fatto ancora di più, con semplici e piccole variazioni al tema hanno fatto loro le mie idee i miei progetti che poi hanno divulgato in rete con nome diverso”.  Se questa è il quadro desolante di molte realtà, qualche speranza sembra tuttavia esservi.

 

Un “problem solver” spiega: “Una banca indipendente che colloca più di 3.000 Fondi e Sicav, amministrato, liquidità su C/C, assicurazioni Vita e Danni”, in grado di “garantire al PF per 3 anni un minimo o anticipo consolidato superiore del 30%-40 % di oggi” dando ai PF “solo obiettivi di raccolta con verifiche semestrali ma senza differenza tra tipi di prodotto”. Un gruppo in grado di dare “serenità al PF e fare vera consulenza”, senza imposizioni dirette ed indirette sui prodotti da collocare e di “lasciare il PF libero di creare la sua leadership” premiando “solo la maggiore raccolta sempre senza vincoli di prodotto”, creando così “una nuova cultura finanziaria verso il cambiamento epocale che si avrà entro 3 anni”, dando quindi “maggiore professionalità e vera consulenza”.

 

Per molti un sogno, per il nostro lettore “la banca esiste già, a voi scoprirla”. Che ne dite, accettate la sua sfida o avete altre esperienze positive o negative da proporre al riguardo? Sempre pensando che ogni numero può essere interpretato almeno in due modi, prendete gli ultimi dati sul mercato del lavoro americano, cresciuto di 431 mila posti in maggio. Per Barack Obama è una cifra che testimonia come l’economia americana “si conferma in crescita”, mentre per alcuni broker sono molto deludenti. Se ai 431 mila posti di lavoro creati nel mese appena concluso si tolgono 411 mila posti di lavoro temporanei legati alle operazioni del Censimento 2010 si scende infatti a soli 20 mila posti e siccome vi sono altri 31 mila posti creati dai servizi di assistenza temporanea, il numero è negativo per 11 mila unità. Per un’economia che cresce non sembra in effetti un dato esaltante.  E voi che ne pensate? Inviate come sempre i vostri commenti qui.

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