La raccolta resta in rosso, cosa offrire agli investitori?

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di Redazione 6 Luglio 2010 | 16:00
L’onda lunga della crisi dei “sovrani” del Sud Europa penalizza anche a giugno il sistema fondi italiano, con una raccolta netta che resta in rosso (-1,176 miliardi di euro) sebbene ad un livello meno accentuato di quello registrato a maggio (-3,482 miliardi di euro).

La raccolta da inizio anno, secondo quanto certificato oggi da Assogestioni, cala così a poco meno di 2,5 miliardi, saldo che deriva dal buon andamento dei fondi obbligazionari (oltre 11 miliardi di raccolta netta da inizio anno, 59 milioni nel mese), dei flessibili (4,06 miliardi nel primo semestre, 683 milioni in giugno) e dei bilanciati (2,483 miliardi da inizio anno, 280 milioni nell’ultimo mese) e dal flusso di riscatti netti per i fondi di liquidità (-13,715 miliardi da gennaio, -2,294 miliardi solo a giugno), dei fondi hedge (-737 milioni nei sei mesi, -145 milioni negli ultimi 30 giorni) e dei fondi azionari (-629 milioni da inizio 2010, ma +240 milioni in giugno).

A giudicare dall’andamento delle diverse categorie di prodotti i protagonisti del mercati italiano del risparmio gestito, gli intermediari e la loro clientela sembrano prevedere un periodo prolungato di tassi stabili, cosa che giustificherebbe l’uscita dagli strumenti monetari, ormai spesso neppure più in grado di recuperare l’inflazione, e il permanere in strumenti obbligazionari, il cui appeal come bene rifugio in fasi di mercati volatili come quelle attuali bilancia un rendimento assoluto non particolarmente elevato. Allo stesso tempo, tuttavia, se l’avversione al rischio resta alta, come dimostra il continuo deflusso di capitali dai fondi hedge, gli investitori e i loro interlocutori sembrano apprezzare prodotti maggiormente “gestiti” come i fondi flessibili e, almeno in alcuni momenti, i fondi azionari.

A livello societario sprinta ancora una volta Mediolanum (217,1 milioni di euro di raccolta netta positiva) seguita da Banca Esperia (198,9 milioni di euro) e Banca Generali (160,2 milioni di euro,  mentre la maglia nera va al gruppo Intesa Sanpaolo, che registra deflussi per 508 milioni di euro (di cui quasi 645 milioni legati a Eurizon, mentre Banca Fideuram è positiva anche se solo per  11,5 milioni). Tra gli altri “grandi nomi” bene Amundi (+111 milioni), benino Prima (+59,8 milioni), Bnp Paribas (+52,3 milioni) e Pioneer Investments (+46,7 milioni), mentre non c’è da stappare lo spumante in casa Azimut (che annuncia una raccolta netta positiva per 8 milioni, ma che Assogestioni accredita di un deflusso netto di 50,2 milioni) né tanto meno in Ubi Banca (-252,1 milioni), Bipiemme (-446,5 milioni) o Arca (-130,2 milioni).

Una situazione fluida, in cui più che le performance, in gran parte non prevedibili, dei singoli prodotti appare importante riuscire a offrire consulenza alla clientela in base al profilo di rischio del singolo investitore, alla sua necessità di disporre con preavvisi più o meno ampi delle somme affidate in gestione, alle differenti previsioni di gestori e analisti in merito alle prospettive future dei mercati. Interessante è al riguardo la quasi unanime considerazione che dalla crisi emergeranno ancora con maggiore evidenza i mercati emergenti. E voi, nella vostra quotidiana attività, che riscontri ottenete dai clienti? Accettano di scommettere su quelli che appaiono sempre più i mercati del futuro o preferiscono rimanere legati a mercati azionari e obbligazionari maggiormente consolidati? E qualcuno sta tornando ad apprezzare una maggiore dose di rischio, magari per fare qualche operazione di trading, o la prudenza fa ancora premio? Giunti insomma al giro di boa di questo tormentato 2010, qual è il sentiment degli investitori con cui ogni giorno dovete confrontarvi? Aspettiamo come sempre le vostre considerazioni qui.

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