Comune di Roma a rischio scandalo derivati come Milano

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Gianluca Baldini di Gianluca Baldini 15 Luglio 2010 | 07:30
Il comune guidato dal sindaco Alemanno sarebbe costretto a pagare sette miliardi di euro di interessi per alcuni contratti derivati stipulati durante il mandato di Veltroni.

Roma come Milano? Secondo l’associazione Nazionale Dipendenti e Utenti dei Servizi pubblici, lo scandalo dei derivati che potrebbe coinvolgere il comune capitolino potrebbe essere ancora peggiore di quello che ha investito il capoluogo meneghino. Ieri Antigene, questo il nome dell’associazione, insieme al gruppo dei Radicali di Roma ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica perché si faccia luce sulla vicenda dei contratti derivati stipulati dal comune di Roma e accertare se tali contratti possano configurare il reato di truffa.

Non avendo potuto accedere agli atti relativi ai derivati per il diniego opposto dal Comune di Roma, l’associazione ha potuto basarsi esclusivamente su quanto relazionato dalla  Sezione di controllo per il Lazio della Corte dei Conti. I derivati da 6,9 milardi di euro chiesti durante il mandato del sindaco Veltroni e necessari per lo sviluppo di alcune infrastrutture, avrebbero interessi da circa sette miliardi di euro, con rate annuali da 652 milioni di euro, un valore che potrebbe anche salire.

Nel presunto scandalo capitolino dei derivati per cui Antigene ha presentato ieri l’esposto in Procura, ci sarebbero grandi firme del sistema bancario internazionale come UBS, JP Morgan, Deutsche Bank, Dexia, Barclays e Banca per la finanza alle opere pubbliche e alle infrastrutture (OPI) del Gruppo Intesa Sanpaolo.

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