L’Italia chiude le porte alla Svizzera

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Avatar di Redazione 15 Luglio 2010 | 13:30
Quello tra la Svizzera e l’Italia sul segreto bancario è un contenzioso di lunga data che ormai non trova una via d’uscita. Ma a la causa del blocco non va ricercata fuori da Roma.

In un incontro con la stampa Fulvio Pelli, presidente del Partito liberale radicale svizzero (nonché presidente della Banca dello Stato del Cantone Ticino), ha chiaramente esposto la posizione della Svizzera: “il segreto bancario non si tocca ma siamo pronti a valutare tutti i possibili accordi”.

E’ questo in sintesi il pensiero dell’avvocato penalista che chiarisce l’impossibilità di intervenire su una norma garantita dalla Costituzione elvetica ma apre la porta a una trattativa sia sulla doppia imposizione sia su quella che Pelli ha definito “un’imposta equivalente”. Ovvero l’applicazione di una strategia definita Rubik che avrebbe come effetto quello di far pagare “al cliente in Svizzera le tasse come nel suo paese eliminando così il rischio di contenziosi con il fisco della nazione di provenienza” e mantenendo saldo un principio costituzionale svizzero come quello del segreto bancario, ha chiarito Pelli.

Per quanto riguarda la doppia imposizione fiscale la “Svizzera ha trovato l’accordo con 24 paesi. Di questi 10 sono già stati approvati, tra i quali quelli con la Francia, la Gran Bretagna e gli USA” ha sottolineato Pelli. “Stiamo ancora trattando con Germania e Italia. Con la Germania le trattative avanzano, anche per quanto riguarda l’ipotesi di introdurre un’imposta equivalente”.

E con l’Italia? “Le trattative sono interrotte” chiosa Pelli “e una riapertura delle stesse non è ancora stata programmata”.
Alla domanda sui motivi che fermano l’Italia il presidente del Plr svizzero non risponde, ma teme che Tremonti “abbia deciso che non si debbano fare concessioni alla Svizzera e quindi non entra nel merito di nessuna proposta per evitare qualunque rischio di concessione”. “Ma la proposta della Svizzera porta, sia in termini di doppia imposizione, sia di imposizione equivalente, dei vantaggi per l’Italia non per noi” continua Pelli. “Se volete nel caso della strategia Rubik sarebbe un win win”.

Forse, secondo Pelli, l’Italia “non si fida”. “Ma perché non fidarsi? Noi siamo precisi e se si stabiliscono delle regole condivise noi le seguiremo. Se prendiamo un impegno lo rispettiamo” conclude Pelli

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