Bpm accasa Anima Sgr, ora guarda a bancassurance

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di Redazione 21 Luglio 2010 | 15:15
Un tassello dopo l’altro il nuovo volto del settore finanziario italiano va componendosi. In attesa delle mosse di “big” del calibro di Pioneer-Fineco (gruppo UniCredit) e Fideuram-Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) che alcuni rumor danno da tempo come possibili candidati al “matrimonio del secolo”, a rompere gli indugi…

 Un tassello dopo l’altro il nuovo volto del settore finanziario italiano va componendosi. In attesa delle mosse di “big” del calibro di Pioneer-Fineco (gruppo UniCredit) e Fideuram-Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo) che alcuni rumor danno da tempo come possibili candidati al “matrimonio del secolo”, a rompere gli indugi sono i pesi medi come la Banca Popolare di Milano (Bpm) e il Monte dei Paschi di Siena, che uniscono le forze con l’integrazione di Anima Sgr e Prima Sgr (quest’ultima joint-venture tra Mps e Clessidra). Dall’operazione nascerà il maggior operatore indipendente nel mercato dell’asset management italiano, con masse gestite che al 31 marzo scorso erano superiori complessivamente ai 41 miliardi di euro, un network distributivo aggregato di oltre 4.000 sportelli bancari e circa 200 accordi con collocatori terzi.

In particolare Bpm cederà per 400 milioni di euro l’intera partecipazione posseduta in Anima Sgr a Prima Holding (società che controlla Prima Sgr), entrando contestualmente nel capitale di quest’ultima. Ai fini dell’ingresso del gruppo Bpm in Prima Holding, da realizzarsi tramite la summenzionata vendita e un aumento di capitale non superiore ad 200 milioni di euro, le valutazioni di Anima Sgr e Prima Sgr assunte a riferimento dell’operazione sono risultate pari, rispettivamente, a 400 milioni e 626 milioni di euro. A conclusione dell’operazione, Prima Holding sarà partecipata da Clessidra e dai due gruppi bancari “secondo percentuali in corso di definizione, ma che in ogni caso non daranno luogo a fattispecie di controllo e/o di controllo congiunto in capo ai partecipanti”, come hanno subito precisato le banche in una nota, mentre poi il presidente di Bpm, Massimo Ponzellini, ha confermato che entro 3-4 anni, “quando è ipotizzabile che Clessidra venderà la sua quota”, la società potrebbe andare sul mercato.

Nel frattempo Bpm continua a cercare di chiudere anche il dossier bancassurance, per il quale sarebbero arrivate alla banca milanese già sei offerte, di cui 4 da operatori esteri, tutte riferite a “grossi nomi” tra cui secondo alcune indiscrezioni vi sarebbe il gruppo Axa, che fino a qualche settimana fa sembrava in corsa per rilevare una quota, eventualmente anche di maggioranza, in Fondiaria-Sai ma che ora sembra più intenzionato a siglare accordi commerciali, cedendo attività ritenute non strategiche su mercati ormai maturi come appena avvenuto in Gran Bretagna per puntare sui mercati emergenti.

Nel valzer di voci e annunci non mancano neppure nomi blasonati ma più di nicchia, come la storica “boutique” assicurativa meneghina, Rasini-Viganò, che a distanza di sei mesi dalla morte del suo fondatore, il broker assicurativo milanese Giorgio Viganò, si è messa in vendita e avrebbe già ricevuto almeno tre offerte che per il Corriere della Sera rispondono ai nomi dell’americana Aon (che ha da poco rilevato i broker captive di Veneto Banca, UniCredit e Intesa Sanpaolo), di Intermedia Finance, dell’ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte e di Assiteca (partecipata dal fondo di venture capital inglese 3i). Offerte che mirano a mettere le mani su una rete di relazioni e su una base clienti “prestigiosa” che la società ha costruito negli anni.

Voi che ne pensate, anche la vostra struttura è “in odore” di vendita (o al contrario vuole fare acquisti) o ritenete che le mosse del risiko in corso nel settore finanziario italiano non vi riguardino? Attendiamo come sempre spunti, riflessioni e provocazioni intelligenti qui.

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