Dagli Usa, strigliata alle banche per i bonus immeritati

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di Matteo Chiamenti 23 Luglio 2010 | 13:30
Il New York Times si scaglia contro i manager delle big banks; l’80% degli incentivi sarebbe superfluo.

Uno degli argomenti più adatti ad accendere dibattiti infuocati bipartizan è quello dei cosiddetti “bonus”, gustosa soddisfazione per molti professionisti di alto calibro; un piatto che, la cronaca l’ha mostrato, è stato ampiamente gustato anche in tempo di crisi, generando feroci polemiche sulla moralità alquanto annebbiata del sistema finanziario. Alla fine del 2008, quando il sistema finanziario era sull’orlo del collasso, un gruppo di banche in difficoltà ha distribuito circa 2 miliardi di dollari in bonus e altri pagamenti a coloro che, all’interno delle stesse società, guadagnavano di più.

Su questa scia di indignazione mai terminata ecco l’ultima l’entrata a gamba tesa del prestigioso New York Times. Stando a quanto riportato dal quotidiano ora le autorità federali si appresterebbero a bollare l’80% delle somme elargite come “immeritate”; l’accusa avviene citando un rapporto che lo ‘zar dei compensì, Kenneth Feinberg, renderà noto oggi e nel quale si afferma che “17 banche hanno effettuato pagamenti dubbi per 1,58 miliardi di dollari subito dopo aver ricevuto miliardi di aiuti con i soldi dei contribuenti. Fra le banche che hanno distribuito pagamenti dubbi figurano, prosegue il New York Times ripreso da Ansa, Goldman Sachs, JPMorgan e Aig. Ma la denuncia di Feinberg potrebbe non avere seguito: lo zar dei compensi ha infatti le mani legate e poteri limitati per chiedere i soldi indietro

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