Banche italiane, i bond tirano la raccolta

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Gianluca Baldini di Gianluca Baldini 26 Luglio 2010 | 13:30
Lo afferma l’ultimo Quaderno di Finanza della Consob nel quale si sottolinea che gli istituti di credito del Belpaese sono tra i più legati alla raccolta obbligazionaria.

“Le banche italiane sono fra le più dipendenti dalla raccolta obbligazionaria nel panorama internazionale e questa viene finanziata in misura preponderante attraverso collocamenti destinati agli investitori retail”. È quanto emerge  dal Quaderno di Finanza n. 67 dal titolo “Le obbligazioni emesse da banche italiane le caratteristiche dei titoli e i rendimenti per gli investitori”.

Le famiglie italiane investono infatti una quota significativa della propria ricchezza finanziaria in obbligazioni bancarie, quota nettamente superiore rispetto a quella rilevata per le famiglie dei principali paesi industrializzati. La raccolta obbligazionaria delle banche è dunque un tema che riveste un’importanza di grande rilievo per le autorità chiamate ad assicurare la protezione degli investitori retail.

In quest’ottica, il Quaderno di Finanza che verrà pubblicato domani analizza la struttura dei prodotti, il rischio emittente e di mercato, la liquidità e i rendimenti delle obbligazioni bancarie collocate presso le famiglie italiane nel biennio luglio 2007-giugno 2009. In questo arco temporale le obbligazioni ordinarie (cosiddette plain vanilla) hanno rappresentato il 79% del controvalore dei titoli collocati agli investitori retail, i titoli strutturati il 10%, i titoli con opzioni di rimborso anticipato (callable) l’8% e i titoli con cedole crescenti o decrescenti (step up/down) il 3%.

Incrociando il rischio emittente (misurato in termini relativi rispetto a quello della Repubblica Italiana) con il rischio di mercato, il 64% dei titoli è classificabile a rischio “molto basso”, il 15% a rischio “basso”, il 17% a rischio “medio” e il 4% a rischio “alto”. Il rischio di liquidità è invece in media elevato: solo il 9% delle obbligazioni (30% circa in termini di controvalore) ha un mercato secondario realmente liquido; la scarsa liquidità sembra imputabile principalmente alla ridotta dimensione dei singoli prestiti.

Per le obbligazioni ordinarie i rendimenti all’emissione sono debolmente correlati con il rischio emittente e di liquidità e, a parità di altri fattori, inferiori a quelli offerti agli investitori istituzionali; i rendimenti calcolati ex post sul periodo 2007-2009 risultano in media inferiori a quelli dei titoli di Stato domestici. Se si tiene conto degli elevati costi impliciti nel prezzo di collocamento, tale ultimo risultato vale anche per le obbligazioni strutturate.

In basso trovate il link al Quaderno di Finanza n.67

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