Le banche non potranno contare sul trading

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di Redazione 5 Agosto 2010 | 09:30
Gli istituti Usa prevedono un calo consistenze delle attività di negoziazione nel terzo trimestre. Ma i primi segnali sono già contenuti nelle trimestrali del secondo trimestre. Oggi Commerzbank e Barclays.

Previsioni negative sulle attività di trading per le banche Usa nel terzo trimestre. Quella che all’indomani della crisi finanziaria ha rappresentato una leva importante per il ritorno al profitto degli istituti è destinata ad esaurirsi, dopo che a luglio volumi e redditività “sono stati perfino più bassi del debole secondo trimestre”. Lo scrive il Financial Times nell’articolo d’apertura dell’edizione odierna. Le banche Usa quotate a Wall Street, si legge, “si stanno preparano a un crollo del trading profit dopo  che il terzo trimestre è partito in maniera fiacca con l’incertezza sull’economia globale e le disgrazie dei debiti sovrani europei che hanno portato a una frenata nell’attività sui mercati nel mese di luglio».

Secondo il quotidiano britannico, nonostante una leggera inversione di tendenza seguita alla pubblicazione degli stress test sulle banche europee, l’andamento del trading sta preoccupando gli istituti di credito e, se non ci sarà un miglioramento in agosto e settembre, è probabile il ricorso a nuovi licenziamenti tra gli operatori di mercato. Il calo dell’attività dovuta a una posizione cauta sia da parte degli hedge fund sia da parte di investitori istituzionali porterà probabilmente a fallire i target interni di ricavi da trading sia per quanto riguarda operazioni su commodities e valute sia nell’equity.

I primi segnali sono emersi con i conti del secondo trimestre di quest’anno, dopo il boom dello scorso anno legato al rally dei mercati. Per il momento questo non ha impedito agli istituti di migliorare i bilanci, grazie alla progressiva riduzione dei crediti in sofferenza e alla ripresa dell’attività tradizionale. Anche i conti diffusi questa mattina confermano questo trend.

E’ il caso di Commerzbank: l’istituto tedesco ha riportato nel secondo trimestre un utile netto di 352 milioni di euro (sopra le attese del mercato) contro il rosso di 761 milioni dello stesso periodo di un anno fa. Nel semestre l’utile è stato pari a 1,1 miliardi di euro. I buoni risultati economici della Germania hanno portato, rileva la banca, a una diminuzione degli accantonamenti sui crediti inesigibili, specie nel secondo trimestre dove sono scesi a 639 milioni rispetto ai 993 di un anno fa. La volatilità dei mercati ha colpito però i risultati da trading, stabili a 3 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2009 ma scesi del 14% rispetto al primo trimestre dell’anno. Il gruppo stima di chiudere l’anno in utile.

Oggi è stata la volta anche di Barclays. L’istituto ha chiuso il semestre con profitti in decisa crescita L’utile netto è pari a 2,43 miliardi di sterline, il 29% in più rispetto a quello dello scorso anno grazie al calo dei costi sulle svalutazioni dei crediti e maggiori profitti nella divisione di investment banking. Tra i punti deboli, l’aumento del 21% delle spese operative e la debole performance delle carte di credito.  Il mercato non sembra aver accolto con particolare favore i conti della compagnia, che cede a Londra l’1,93%.

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