Per Pioneer si fa strada l’ipotesi “spezzatino”

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di Redazione 19 Agosto 2010 | 15:00
Secondo voci rilanciate dalla stampa internazionale infatti UniCredit potrebbe vendere Pioneer a pezzi, scorporando le attività americane (Pioneer Investment Management Usa Inc.) da…

Mentre i mercati finanziari continuano nei loro alti e bassi scontando ora la nuova frenata del mercato del lavoro americano che di fatto conferma come di un rialzo dei tassi non si parlerà ancora per tutto quest’anno e il prossimo, data la fragilità di una ripresa che se rafforza i capitali di banche e aziende non si traduce in alcun modo in un recupero della massa di disoccupati creatasi nell’ultimo biennio, un altro pezzo del puzzle rappresentato dal riassetto del risparmio gestito italiano potrebbe presto andare a posto.

 

Secondo voci rilanciate dalla stampa internazionale infatti UniCredit potrebbe vendere Pioneer a pezzi, scorporando le attività americane (Pioneer Investment Management Usa Inc.) che da sole gestiscono 56 miliardi di dollari (un paio in più di un anno or sono, quando venne ristrutturata e potenziata la rete distributiva) a fronte dei 228 miliardi di dollari di patrimonio sotto gestione complessivamente facente capo a Pioneer Global Asset Management (in calo rispetto ai 236 miliardi di fine luglio 2009).

 

Candidati all’acquisto potrebbero essere altre società di medie dimensione di Boston come John Hancock Funds Llc, MFS Investment Management e Eaton Vance Investment Managers, ma anche società di private equity come TA Associates e Hellman & Friedman Llc, mentre per le restanti attività europee sembra possibile un interesse da parte di Amundi Asset Management (la joint venture nel risparmio gestito tra Credit Agricole e Societe Generale), Natixis e Bnp Paribas. 

 

In entrambi i casi l’unico dubbio che potrebbe trattenere gli acquirenti sembra riguardare la possibilità (e a che condizioni ciò avverrebbe) di continuare a collocare in Italia i fondi targati Pioneer attraverso le filiali di UniCredit, un particolare di non poco conto in grado di influenzare la definizione dell’eventuale prezzo di vendita. E voi che ne pensate, dopo il rinvio all’autunno dell’Ipo di Fideuram per Pioneer l’ipotesi di uno sbarco sul listino è destinata a rimanere lettera morta e si procederà ad un conferimento in blocco ad un altro player del settore a livello internazionale o ad uno spezzatino?
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