Unicredit, Geronzi: libici tra i miei migliori azionisti

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di Redazione 25 Agosto 2010 | 14:00
Il presidente delle Generali interviene nella querelle leghista contro i libici di Piazza Cordusio e ricorda la convivenza, ai tempi di Capitalia, con la Lybian Arab Foreign Bank: “Non hanno mai intralciato la governance”.

Il presidente di Generali Cesare Geronzi interviene in difesa dei fondi libici nella polemica leghista contro la loro presenza in Unicredit.  “In Capitalia non hanno mai intralciato la governance”, ha detto in una conferenza stampa al Meeting dell’Amicizia Geronzi che da ex numero uno di Capitalia ha favorito la vendita di quest’ultima a Unicredit. All’epoca, poco pria della cessione a Unicredit, la Libyan Arab Foreign Bank aveva acquisito una partecipazione del 2,58% di Capitalia.

Recentemente la Libyan Investment Authority (LIA) ha acquisito il 2,075% della prima banca italiana che si somma al 4,613% già in mano alla Banca centrale libica. Recenti indiscrezioni indicano la volontà, da parte degli arabi, di salire fino al 10% dell’azionariato, attraverso l’ “arrotondamento” della quota in mano alla Lia al 4,99%, la soglia massima consentita dalla Banca d’Italia senza necessità di un’autorizzazione. Il rapporto tra Unicredit e gli arabi continua a rafforzarsi: solo un paio di settimane fa la Banca Centrale della libia ha concesso a Piazza Cordusio il via libera preliminare per l’apertura di una filiale nel Paese nordafricano. La banca guidata da Alessandro Profumo si è così aggiudicata l’unica licenza concessa dai libici.

Un rapporto sempre più stretto, che però non piace al Carroccio. Il quale, forte dei risultati elettorali alle ultime regionali, vuole rafforzare la propria presenza nelle banche del Nord come Unicredit tramite le fondazioni che le controllano e che sono a loro volta espressione degli enti locali.

Flavio Tosi
, sindaco leghista di Verona e in quanto tale consigliere di Cariverona, ha detto in una recente intervista a Reuters che i movimenti degli azionisti libici nel capitale di Unicredit fanno pensare a una scalata alla banca e ha chiesto a governo e Consob di fare delle verifiche. A dire la verità anche la stessa Bankitalia vuole vederci chiaro, e dopo il traguardo del 7% ha scritto all’Unicredit chiedendo di essere puntualmente informata degli sviluppi dell’azionariato.

Ma Geronzi esclude iniziative libiche ostili: “Sono stati eccellenti collaboratori ed azionisti. Sono stati gli azionisti migliori che ho avuto nel corso del tempo”.

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