Unicredit, anche Ben Ammar difende i libici

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di Redazione 26 Agosto 2010 | 10:30
Dopo Cesare Geronzi, anche Ben Ammar, finanziere franco-tunisino consigliere di Mediobanca, interviene nella polemica scatenata dalla Lega: “la Libia non scalerà Unicredit”

Anche Tarak Ben Ammar, il finanziere franco tunisino consigliere di Mediobanca, interviene nella polemica innescata dalla Lega contro i soci arabi di Unicredit e rassicura da possibile scalate da parte dei libici su Piazza Cordusio. «La Libia – ha dichiarato questa mattina in un’intervista a Bloomberg – non ha nessuna intenzione di scalare Unicredit, i soci arabi non vanno trattati diversamente dagli altri». «Non sono per nulla preoccupato del fatto che i libici possano mai prendere il controllo di Unicredit – ha aggiunto Ben Ammar – capisco le paure della Lega Nord, ma non capisco perché i soldi non arabi non siano sospetti e i soldi arabi siano sospetti».

Ieri a intervenire in difesa dei soci arabi, è stato il presidente delle Assicurazioni Generali Cesare Geronzi, ricordando che ai tempi di Capitalia la Libyan Arab Foreign Bank non ha mai intralciato la governance.

Dopo l’entrata della Libyan Investment Authority, a inizio agosto, nel capitale di Unicredit, la quota facente capo ai libici, comprensiva anche di quella relativa alla Banca Centrale Libica, si aggira attorno al 7%, ma negli ultimi giorni si sono intensificate le voci di un nuovo incremento (verso il 10%). Esponenti della Lega Nord, in prima fila il sindaco leghista Flavio Tosi, hanno sollecitato la Consob per indagare se banca centrale e fondo sovrano agiscano di concerto (il che condurrebbe a un congelamento dei diritti di voto da parte della quota libica). Bankitalia dal canto suo avrebbe scritto all’Unicredit chiedendo di essere puntualmente informata degli sviluppi dell’azionariato.

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