Cattolica Assicurazioni stringe i legami con Intermonte Sim

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di Redazione 9 Settembre 2010 | 15:45
Piccole mosse dietro le quinte dell’apparente calma che circonda da qualche tempo il settore finanziario italiano: Cattolica Assicurazione, senza troppo chiasso, mette un piede nel capitale di Intermonte Sim, la “regina” dell’intermediazione tricolore, acquistando un 11,75% ….

Piccole mosse dietro le quinte dell’apparente calma che circonda da qualche tempo il settore finanziario italiano: Cattolica Assicurazione, senza troppo chiasso, mette un piede nel capitale di Intermonte Sim, la “regina” dell’intermediazione tricolore, acquistando un  11,75% mediante la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato, al termine del quale la società di Alessandro Valeri resterà peraltro saldamente nelle mani dell’attuale management che attraverso Intermonte Holding manterrà una quota del 70% (contro l’attuale 75%), mentre Mps (che dal novembre 2007, con il ritorno della Sim nelle mani di Valeri e di una quarantina d’altri soci-manager, è rimasta azionista al 25%) ridurrà la propria quota al 17,65%.

 

Se per il gruppo assicurativo quello nella sim di Valeri appare una “piccola” scommessa sulla ripresa dei mercati, dove l’accento viene volutamente mantenuto sull’aggettivo “piccola” piuttosto che sul sostantivo “scommessa”, il che la dice lunga sull’incertezza che ancora domina i mercati finanziari condizionando quindi le decisioni strategiche d’investimento di grandi e piccoli protagonisti, per Intermonte l’ingresso di nuovi soci è sicuramente positivo, tanto più che lascia intravedere sviluppi nell’ambito delle attività di private equity che potrebbero integrare il business attuale andando a far leva su una serie di potenziali clienti business con cui Cattolica ha già contatti avviati da tempo.

 

Per il resto poco o nulla, nell’attesa che il destino di Pioneer Investments venga chiarito così come quello di Banca Fideuram: in entrambi i casi come per Cattolica Assicurazione a pesare sulle operazioni sono le incertezze dei mercati e quindi delle valutazioni, a causa di uno scenario macroeconomico e politico che per il momento resta poco prevedibile tanto in Europa quanto negli Stati Uniti e in Asia. Un quadro dove non è sempre semplice poter andare a proporre agli investitori nuovi prodotti e servizi e dove dunque cresce l’importanza della gestione ottimale del portafoglio clienti già in essere. 

 

Non ci sarebbe troppo di che stupirsi se di questo cambio di priorità strategica traessero conseguenza i principali attori italiani del comparto, anche aggiornando le proprie politiche retributive. E voi come la pensate, è più importante fare nuova raccolta o gestire al meglio il patrimonio di relazioni e portafogli acquisiti? Attendiamo come sempre le vostre considerazioni sulle pagine di Bluerating.

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