Quella rivoluzione in salsa europea

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di Redazione 20 Settembre 2010 | 11:00
Istituzioni, agenzie di rating, report di bilancio, stress test, Basilea 3, fondo “cuscinetto”. Ecco come potrebbe cambiare il sistema bancario.

di Massimo Arrighi

Responsabile della crisi o possibile motore della ripresa: qualunque ruolo si scelga di attribuire al sistema bancario e creditizio, nel recente passato e nella congiuntura attuale, è certo che le prossime evoluzioni del settore avranno un impatto rilevante sull’economia mondiale nel suo complesso. Importanti riforme sono al varo nella zona Euro, in parte improntate ai programmi già avviati dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna e destinati a un generale recupero di “credito”, in termini di capitali disponibili naturalmente, ma anche di iniezioni di fiducia. Gli americani stanno completando il pacchetto di misure di protezione del sistema economico-finanziario, in primis per evitare che tocchi di nuovo ai cittadini pagare per salvare un’impresa privata dalla bancarotta. In questo processo di riforme, la concertazione trans-continentale rimane un nodo cruciale: alcune delle iniziative allo studio in Europa non potranno portare benefici reali o semplicemente essere avviate se non concordate e accolte a livello addirittura universale. Come abbiamo imparato nel corso degli ultimi tre anni, le barriere poste dai confini nazionali non possono arginare effetti a catena di portata mondiale, scala a cui ormai è necessario guardare. Basta ripercorrere le tappe salienti della crisi per rendersi conto della spaventosa escalation che mercati ed economie hanno vissuto, sotto il profilo dell’espansione geografica e della profondità di propagazione del virus della crisi, che ha trovato terreno fertile via via rinforzandosi, prima nella finanza e poi nell’industria, passando dall’economia privata per infettare infine i conti pubblici di diversi paesi, economicamente deboli o detentori di grosse fette di debito di paesi deboli. Ripassiamo velocemente queste tappe:
l L’estate del 2007 è quella dello scoppio della bolla dei mutui subprime, che si era andata gonfiando da almeno un anno.
l Il 15 settembre 2008 è la data simbolo della fase del panico: Lehman Brothers chiede il Chapter 11, il colosso cade. Per l’intero sistema parte la bomba a orologeria dell’effetto domino, disinnescata solo grazie all’intervento del Governo Obama, seguito a ruota da quello inglese e da analoghi annunci e promesse di salvataggio da parte dei Governi dei principali paesi europei.
l Immediatamente a seguire, si acuisce la stretta creditizia, che tocca sia il prestito interbancario, sia i crediti alle imprese. Le aziende perdono l’ossigeno finanziario, con un forte contraccolpo sulla catena dei pagamenti e sugli ordinativi. In breve tempo, il crack finanziario si espande e attacca l’economia reale, la crisi entra nelle aziende.
l Aprile 2009: gli Stati Uniti effettuano stress test sui loro principali gruppi bancari. In totale, saranno necessari 200 miliardi di dollari di ricapitalizzazione, anche per far tornare la fiducia nel sistema. A questo scopo, il Governo americano vara il fondo Tarp (Troubled Asset Relief Program).
l Anche in Europa, si attiva il supporto pubblico a difesa dell’occupazione, verso i settori più in crisi e più rilevanti per le economie nazionali, attraverso: finanziamenti alle grandi imprese; incentivi ai consumi; cassa integrazione straordinaria e altri ammortizzatori sociali.

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