Unicredit: Geronzi vuole Nagel

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di Private Banker 23 Settembre 2010 | 14:45
E’ Albert Nagel, oggi amministratore delegato di Mediobanca, il candidato di Cesare Geronzi per succedere ad Alessandro Profumo alla guida di Unicredit.

E’ Albert Nagel, oggi amministratore delegato di Mediobanca, il candidato di Cesare Geronzi per succedere ad Alessandro Profumo alla guida di Unicredit.

Il presidente delle Assicurazioni Generali, che proprio oggi dalle pagine di “Repubblica” si è chiamato fuori dal ribaltone ai vertici di Piazza Cordusio, è in realtà una voce autorevole per l’affare Unicredit non solo per il suo standing di banchiere-politico, ma anche perché quella Mediobanca che fino a pochi mesi fa ha presieduto possiede il 6,761% della banca oggi nelle mani di Dieter Rampl, una quota quasi tutta vincolata al servizio del prestito subordinato convertendo in azioni (prestito “cashes”), con i titoli che sono sono in usufrutto a favore di Unicredit e in pegno a favore di Bank of New York, emittente del citato prestito.

Perché Geronzi sponsorizza Nagel, a fronte di autorevoli candidature interne alla banca (anzitutto il deputy ceo Roberto Nicastro) ed esterne (da Giampiero Auletta Armenise ad Andrea Orcel)? Perché il 75enne banchiere-assicuratore di Marino ha in mente sempre l’obiettivo di realizzare la fusione tra le Generali e la “controllante” Mediobanca, con un “merger” inverso che darebbe al Leone di Trieste di fatto il controllo su Piazzetta Cuccia.

Nagel, apprezzato dagli investitori, è il manager che più volte si è messo di traverso ai disegni di Geronzi quando entrambi coabitavano in Mediobanca. Proiettare Nagel nel dopo-Profumo, quindi, consentirebbe a Geronzi di prendere i classici due piccioni con una fava: risolvere un problema agli azionisti di quell’Unicredit che è comunque socio pesante della banca d’affari, ingraziandosi Nagel che nella nuova posizione non potrebbe più ostacolare la grande fusione bancassicurativa.

Tanto più che proprio Nagel è vicepresidente di Generali e proprio Rampl è vicepresidente di Mediobanca. C’è un corollario: Geronzi pensa anche che in questa partita potrebbe rientrare la cessione, proprio a Mediobanca, di quella Banca Generali che è il polmone nel “private banking” della compagnia assicurativa.

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