Il confessionale dei promotori

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di Matteo Chiamenti 27 Settembre 2010 | 08:30
Sono diverse le storie che compongono il mosaico professionale di questa categoria..

“Io ho mollato. Ho iniziato cinque anni in una società che poi ha chiuso (quale?). Vivo ancora con ansia il ricordo delle mattine in cui cercavo in me stesso la forza per cominciare il giro delle telefonate. Richieste di appuntamento. Un rifiuto dopo l’altro.  Senza che mi si lasciasse il tempo per spiegare chi fossi, perché chiamassi, che cosa proponessi. Per due anni ho proseguito a fare questa vita. Poi mi sono arreso. Ma non alla sproporzione tra forzi e risultati; alla depressione che mi annientava. Oggi faccio un altro lavoro. Non voglio più saperne di finanza.” È questa la confessione di B.L., ex promotore di Milano, sulle pagine del Plus24.

Parole che identificano quanto possa essere complicata, a volte, la vita del promotore finanziario; un ruolo carico di responsabilità e stress, sulla cui complessità forse ancora pochi hanno ragionato. Ma c’è chi, come S.L. sempre sul Plus, riesce a guardare oltre le difficoltà, riuscendo a emergere grazie alla propria evoluzione “Mi hanno convinto dieci anni fa ad abbandonare la vita da bancario per abbracciare quella del promotore. Non mi pento della scelta. Anche se le cose sono peggiorate. Prima il cliente chiedeva la performance, oggi chiede il tasso; è la prima cosa. Io lavoro in una banca che ha un conto deposito a remunerazione; mancasse quello faticherei. Quello cercano e quello gli do, provvigioni zero. L’importante è trattenerli; una volta che li hai convinti occorre marcarli stretto e proporre dell’altro. Ma attenzione, sta nascendo un’altra categoria di clienti: i cacciatori di tasso. Quelli che saltano di offerta in offerta dalla zucca alla banca gialla”.

Infine c’è G.P di Bergamo “Un cliente si presenta con 500.000 queo e mi dice: compri 250.000 di bond Merril Lynch. Lo sconsiglio, lui niente. Io insisto, gli mostro lo schermo del pc. Lui: non ci faremo intimidire da un computer, compri. Io compro. Crolla Merrill Lynch, va a 76,96 su 100. Crolla anche l’euribor. Viene da me e mi dice: è colpa sua”. Storie di vita comune per una categoria la cui forza d’animo merita un encomio.

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