Il Lotto sbanca le scuderie

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di Stefano Porrone 15 Marzo 2011 | 15:15
Fino al 12 Giugno, le scuderie del Quirinale ospitano una delle più riuscite mostre monografiche degli ultimi anni, oltre alle meravigliose opere provenienti da i più importanti musei Italiani, si aggiungono altri prestiti dai più importanti musei del mondo, tra cui quelli di Vienna, Parigi, Madrid, Mosca, San Pietroburgo, Berlino, Londra, Washington e New York.

Saranno infatti circa una settantina, tra pale d’altare e ritratti, i capolavori di Lorenzo Lotto in mostra, provenienti oltre che dalle Marche, dal Veneto e dalla Lombardia, in particolare Bergamo, dove Lotto lavorò e soggiornò a lungo nel corso della sua vita.

Lorenzo Lotto
si può considerare uno dei rappresentanti di quel Rinascimento maturo italiano “periferico”, “minore” della prima metà del XVI secolo; la definizione di “minore” è in realtà sbagliata visto che stiamo parlando di uno dei grandissimi maestri dell’arte Italiana che per certi versi anticipa la venuta dell’altro grande genio, Caravaggio.
Veneziano di nascita non riesce ad inserirsi nella città lagunare dominata in quegli anni da due figure ingombranti e talentuose come Giovanni Bellini e Tiziano, non rimarrà a lungo neppure nella Roma di altri due mostri sacri come Raffaello e Michelangelo ma preferirà lavorare, e questa forse è stata la sua fortuna, in luoghi più appartati come Treviso, Bergamo, Recanati, Jesi e Loreto.

Personalità schiva e riservata, non sempre amato e compreso neppure dai suoi contemporanei, Lorenzo Lotto fu un eccellente ritrattista che seppe rappresentare con sensibilità e attenzione l’introspezione di anonimi gentiluomini, professionisti, vescovi e dame e cortigiane.

Il visitatore della curatissima esposizione sarà immerso in un percorso in cui potrà riscoprire l’artista cogliendo nelle sue opere la sua luce fredda, i piani prospettici insolitamente tagliati, l’intrecciarsi di sguardi e gesti dei personaggi, la natura misteriosa e  inquietante che li circonda. Ecco allora come d’incanto apparire capolavori come il Ritratto di giovane gentiluomo (c. 1530), il Ritratto di architetto (1535), il Ritratto di Andrea Odoni (1527), il Ritratto del vescovo Bernardo de’ Rossi (1505) e il Ritratto di Lucina Brembati
Gran parte della sua attività artistica fu rivolta alla realizzazione di opere di soggetto sacro, come le grandi pale d’altare commissionate dagli ordini religiosi o dalla nobiltà provinciale assieme alle numerose opere devozionali: sono presentate nel ben costruito percorso espositivo il Polittico di S. Domenico (1508) la Pala di S. Bernardino (1521), Le Nozze mistiche di S. Caterina con il donatore Niccolò Bonghi (1523) la Madonna del Rosario (1539). Completano il percorso opere realizzate con uno stile inconfondibile e personalissimo come la bellissima Annunciazione (1511-12) e la Trasfigurazione di Cristo (1511-12).

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