Promotori e Inps, rileggiamo i numeri

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di Redazione 4 Maggio 2011 | 14:00
Anni di concorrenza e stretta sui margini hanno reso difficile il mestiere.

di Luca Spoldi

A costo di sembrare pedante, torniamo ad analizzare quanto possano incidere sulle tasche di un promotore i prelievi a fini previdenziali, partendo da una critica che mi viene “affettuosamente” mossa da un utente della comunità online di Bluerating, Maurizio da Torino, secondo il quale io “come molti altri suoi colleghi, non si preoccupi”, non sarei “in grado di scrivere articoli su questa materia”.

Maurizio aggiunge un suo personale consiglio: “si documenti oppure passi decisamente ad altra materia, meno complessa e meno tecnica (francamente non saprei indicarle qualcosa alla sua portata)”. Premesso che non posseggo il dono dell’onniscienza (e però dopo 15 anni di esperienza da analista finanziario qualche idea su eventuali “altre materie alla mia portata” me la son fatta) e che non sono solito censurare nessuno, l’intervento di Maurizio mi offre l’occasione per provare a rifare conti in particolare per quanto riguarda il rapporto tra promotori e Inps. Ogni Pf iscritto all’albo è infatti assoggettato ex lege (n. 662/1996) all’iscrizione alla gestione commercio dell’Inps e, in base alla Circolare numero 38 del 22/02/2011, deve a versare a titolo di “contribuzione volontaria” un importo calcolato secondo i criteri in vigore dal 1° luglio 1990 (art. 3 legge 2 agosto 1990 e successive modificazioni), applicando le aliquote stabilite per il versamento dei contributi obbligatori al reddito medio di ciascuna delle otto classi di reddito previste da tale norma. La classe di reddito da attribuire a ciascun lavoratore, spiega l’Inps, “è quella il cui reddito medio è pari o immediatamente inferiore al valore medio mensile dei redditi prodotti negli ultimi 36 mesi di attività”. Per il 2010 l’aliquota da applicare è stata fissata pari al 20,09% del reddito imponibile (ovvero al 17,09% se il promotore fosse di età non superiore ai 21 anni).

Ne consegue, come segnala l’Inps, che per un reddito medio imponibile di 14.552 euro (ovvero il reddito minimo annuo da prendere in considerazione per il calcolo dei contributi IVS per la gestione commercianti) la contribuzione mensile sarà di 243,62 euro (207,24 euro per soggetti inferiori ai 21 anni), con un reddito medio imponibile di 16.927 sarà di 283,39 euro (241,07) e via via a salire sino al caso di un reddito medio imponibile pari ai 43.042 euro che genera una contribuzione mensile di 720,59 euro (o 612,99 sotto i 21 anni). In caso di reddito medio imponibile superiore a tale livello e fino al massimale fissato per quest’anno in 71.737 euro, l’aliquota cresce di un punto percentuale in entrambi i casi. Veniamo al nostro esempio: un promotore con un portafoglio di circa 6,5 milioni di euro, che generi un flusso commissionale attorno allo 0,5% (ossia 32.500 euro lordi annui). Su cosa si calcola il contributo Inps? Esso viene calcolato “sulla totalità dei redditi d’impresa denunciati ai fini Irpef” (e non solo su quello derivante dall’attività, nel nostro esempio di promotore finanziario, che dà titolo all’iscrizione nella gestione di appartenenza). E qui il vostro analista incappa in almeno due problemi: per fare un esempio credibile dovrebbe da un lato poter stimare quali oneri deducibili siano portati in deduzione del reddito (ve ne possono essere di vario tipo, ad esempio le spese di manutenzione o riparazione di un’autovettura sono deducibili entro il limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili risultanti sul registro dei beni ammortizzabili a inizio esercizio, con un plafon di 25.822,84 euro, plafon che si riduce a 4.131,66 euro per le moto e a 2.065,89 euro per i ciclomotori); secondo dovrebbe sapere se il promotore produce altri “redditi d’impresa”.

Tagliamo la testa al toro: ipotizziamo che il nostro promotore possa dedurre l’equivalente di un migliaio di euro di costi al mese, ossia circa 12 mila euro l’anno, e non abbia altri redditi d’impresa. Il reddito medio imponibile si ridurrebbe attorno ai 20.500 euro (poco più di 1.700 euro mensili di reddito imponibile ai fini Irpef) e ricadrebbe nella terza delle otto classi di reddito previste (da 19.301 a 24.048 euro) dando luogo a un contributo di 361,25 euro mensili, pari a 4.335 euro da versare nell’arco dell’anno all’Inps ai fini della futura pensione IVS. E qui un ulteriore dubbio viene al sottoscritto: se le ipotesi su portafogli, provvigioni e costi sono verosimili, come sembrerebbe da vari commenti dei nostri lettori, il profilo reddituale di un “promotore finanziario medio” non sembra eccezionale né per l’Inps né per l’Erario. Rafforzando il sospetto che anni di concorrenza e continue “strette” sui margini e provvigioni abbiano reso sempre più difficile per chi entra in questo mondo riuscire a “sfondare”. Insomma: forse non sarà uno su mille a farcela, ma certo neppure tutti e mille.

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