Pil italiano a +1% grazie alla lobby

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Biagio Campo di Biagio Campo 23 Novembre 2011 | 09:00
Dalla regolamentazione del lobbying possono trarre vantaggi tutti gli agenti produttivi di ricchezza, in Italia potremmo avere con un aumento dell’1% del Pil e la creazione di 30.000 posti di lavoro.

In Italia la parola lobby è ancora utilizzata come sinonimo di rapporti ambigui instaurati tra il mondo degli interessi e quello dei decisori pubblici, tuttavia in altre nazioni, prima fra tutti gli Stati Uniti, l’attività di lobbying ha permesso un aumento della trasparenza e dell’efficienza del settore economico.

Per promuovere la pratica del lobbying nel nostro paese è nata nel 2008 l’associazione Il Chiostro, che vede come Presidente Giuseppe Mazzei. “Stiamo lavorando per far passare nella legislatura in corso una legge per disciplinare l’attività di lobbying; il progetto coinvolge politici di entrambi gli schieramenti e nel precedente governo il Ministro Brunetta ha mostrato attenzione per la soluzione del problema“.

Dalla regolamentazione del lobbying possono trarre vantaggi tutti gli agenti produttivi di ricchezza per il sistema economico nazionale, che nella massima trasparenza sono in grado di far emergere i propri interessi, nei confronti di coloro che si avvantaggiano da situazioni di rendita di fatto, ma anche nei confronti delle istituzioni pubbliche. Ad esempio l’ostacolo maggiore alla diffusione dei distributori cosiddetti pompe bianche non sono le grandi aziende petrolifere, ma la regolamentazione degli enti locali che impedisce l’insediamento di nuovi distributori.

Il cittadino attualmente non sa che il proprio comune o la propria regione gli impedisce di ottenere una diminuzione del costo della benzina, tuttavia gli interessi delle pompe bianche attualmente non possono essere correttamente rappresentati di fronte alla pubblica amministrazione e all’opinione pubblica.

“Un’attività di lobbying trasparente, con eguaglianza di opportunità, più diffusa e professionale migliorerebbe il funzionamento della concorrenza, creerebbe maggiori possibilità di sviluppo per il tessuto industriale delle piccole e medie aziende che stentano a far sentire la propria voce presso i decisori pubblici e questo potrebbe far aumentare di un punto percentuale il Pil”.

Qualora dovesse passare “la nostra proposta di legge stimiamo che si avrebbero almeno 30.000 nuovi posti di lavoro nel settore delle relazioni istituzionali”, includendo consulenti, società di lobbying e lobbisti interni alle aziende che  utilizzano titoli differenti per definire questo ruolo tra questi: ufficio affari istituzionali, ufficio relazioni istituzionali, ufficio regolamentazione, public affairs, governmental affairs o più semplicemente relazioni pubbliche o relazioni esterne. A livello aziendale “riteniamo che il ruolo del lobbista dovrebbe rispondere direttamente al vertice aziendale, non solo per la delicatezza delle informazioni trattate, ma soprattutto per la tempestività delle decisioni che il lobbista deve gestire e talora adottare”.

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