Promotori, non è troppo presto per pensare alla pensione

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Costi e benefici: due ipotesi a cura della società di calcolo Epheso

Maria Paulucci di Maria Paulucci25 gennaio 2012 | 15:33

Dario, 34 anni, è nato nel 1978 e fa il promotore finanziario. Piero, che è un suo collega, è un po’ più anziano: il suo anno di nascita è il 1958. Cosa cambia, per Dario e Piero, con la riforma delle pensioni targata Monti-Fornero? BLUERATING lo ha chiesto a Epheso, società specializzata in sistemi di elaborazione di calcolo pensionistico per le reti distributive di prodotti assicurativo-finanziari. “Il peso specifico di quest’ultimo intervento si evince molto chiaramente dall’obiettivo di risparmio che si pone”, scrive in una nota l’amministratore delegato Alberto Cauzzi, “circa 20 miliardi all’anno a regime dal 2018 in poi.

Per conseguire questa intensità, si fa ampio uso della leva di maggiore efficacia”, vale a dire “il continuo e crescente aumento dell’età minima pensionabile”. Pensioni di vecchiaia con requisiti più alti, assegni determinati con il sistema contributivo ed eliminazione di fatto delle pensioni di anzianità. Dal primo gennaio 2012, l’età minima per il pensionamento delle donne è di 62 anni, mentre per gli uomini sale a 66 anni. Ai fini di una progressiva parità su questo fronte, l’età pensionabile delle donne si attesterà a 66 anni – stessa soglia degli uomini – entro il 2018. Niente più “finestre”: abolite quelle che posticipavano di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi l’effettivo pensionamento dalla data di maturazione dei requisiti minimi.

Ma non finisce qui: le pensioni, da questo gennaio, si calcolano solo in base al metodo contributivo. In altre parole, l’assegno pensionistico si ricava in base ai contributi versati e non più sulla media degli ultimi redditi dichiarati. Non si toccheranno, però, i diritti già acquisiti. Tramonta la pensione di anzianità, sostituita da quella anticipata: nel 2012 gli uomini potranno richiederla avendo almeno 42 anni e un mese di contributi, mentre alle donne basteranno 41 anni e un mese. Questa soglia è destinata a salire: l’anno prossimo serviranno, rispettivamente, 42 e due mesi e 41 e due mesi, mentre nel 2014 occorreranno 42 e tre mesi e 41 e tre mesi. Previste però anche eccezioni e penali per chi vuole anticipare.

Da quest’anno, poi, alcune categorie di lavoratori autonomi – tra questi, artigiani e commercianti – dovranno versare più contributi: previsto infatti un incremento dell’aliquota di contribuzione e della rispettiva aliquota di computo, che dall’attuale 20% salirà al 24% dal 2018. Torniamo a Dario e Piero. Dario, il più giovane, ha un reddito annuo di 20mila euro e non ha praticamente anzianità contributiva. Piero, invece, guadagna 55mila euro. In entrambi i casi, tiene a precisare Epheso, l’importo del reddito da lavoro è al netto di tasse e contributi, così come la cifra della pensione attesa e dei redditi futuri. I risultati sono depurati dell’inflazione, quindi le stime sono direttamente commisurabili al potere d’acquisto corrente del denaro.

L’ipotesi di base del calcolo di Epheso contempla un’inflazione attesa per i prossimi anni del 2%, una crescita reale annua del Pil dell’1,5% e requisiti d’età e coefficienti di conversione per il calcolo contributivo che scontano le riduzioni attese per gli anni a venire per via dell’allungamento della speranza di vita. Sparendo le finestre, con il sistema Monti-Fornero Piero andrà in pensione tre mesi prima. Per Dario, l’anticipo sarà di nove mesi. Subirà un prelievo maggiore ma percepirà anche una pensione più alta, come dimostra l’aumento del tasso di sostituzione, ovvero l’importo della pensione in percentuale all’ultima retribuzione percepita. Piero, il più anziano, usufruirà del calcolo di tipo misto avendo versato contributi anche prima del 2012, mentre per il trentaquattrenne Dario varrà solo il metodo contributivo. Attenzione: queste sono soltanto due simulazioni. Per tutti gli altri, vantaggi e svantaggi della riforma Monti-Fornero andranno valutati caso per caso.


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