Il primo anno del presidente Bufi

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di Maria Paulucci 8 Marzo 2012 | 09:59
Sono già passati quasi dodici mesi dall’elezione ai vertici dell’Anasf

Maurizio Bufi è iscritto all’Anasf dal 1986. Ha iniziato l’attività di consulente finanziario un anno prima, presso Sanpaolo Invest. Da un anno è presidente della principale associazione che rappresenta i promotori finanziari. BLUERATING lo contatta poche ore dopo che la Bce ha portato a termine la Long term refinancing operation (Ltro), prestando circa 530 miliardi di euro a 800 banche europee al tasso dell’1%. Una nuova iniezione di liquidità che, a cascata, non può non avere effetti sulla promozione finanziaria. Ne parliamo con lui. Prima, però, riepiloghiamo i numeri del settore.

Presidente, lei come legge l’andamento degli iscritti e degli attivi? E quali sono i numeri dell’Anasf in termini di iscritti? Il turn over nella professione resta elevato? Voi che impressione avete?

Dal 2002 a oggi si è registrato un calo del numero di iscritti all’Albo, e lo stesso trend si rileva per quanto riguarda i promotori finanziari operativi. Unico dato in controtendenza è quello relativo ai soci Anasf, che dallo stesso anno ha registrato un incremento del 19%, nonostante a fine 2011 i dati siano in lieve contrazione rispetto a quelli di fine 2010, sulla scia della crisi e dell’andamento dei mercati. Leggiamo questi dati come un segnale fisiologico degli avvenimenti e delle crisi internazionali vissute negli ultimi anni. Tuttavia, l’impegno di Anasf continua a essere quello di promuovere la professione per un nuovo sviluppo.

Come procedono le iniziative per attrarre i giovani? A fine marzo avrete un career day: cosa può anticiparci?

Entreremo nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nell’ambito del corso di laurea in Economia dei mercati e degli intermediari finanziari, per presentare la nostra professione e dare agli studenti tutti gli strumenti utili per effettuare scelte consapevoli sul proprio futuro, partendo da una testimonianza sull’andamento dei mercati. Contribuiremo così, anche con questa iniziativa, a favorire quel ricambio generazionale auspicabile per la categoria.

Tra un po’ sarà trascorso un anno dalle elezioni per il rinnovo dei vertici dell’Anasf: qual è il bilancio sul primo anno di presidenza?

I fronti su cui abbiamo lavorato sono stati molti e tutti presidiati. Da quello relativo alla reintroduzione del praticantato/tirocinio per la facilitazione dell’accesso alla professione, alle nostre proposte di revisione della Mifid 2, dalla continuazione del progetto di educazione finanziaria nelle scuole, ai temi della fiscalità per una politica non distorsiva e per sostenere forme di risparmio agevolato (Pir). Temi che hanno richiesto e richiederanno un confronto con i principali attori del mercato e con le altre associazioni dell’industria finanziaria.

Uno dei temi della campagna elettorale fu la doppia imposizione Inps/Enasarco: novità su questo fronte?

L’annosa battaglia continua anche attraverso la pressione sul mondo politico, nell’attesa di definire in tempi brevi l’iniquità della doppia contribuzione. Dal congresso è emersa una nuova presa di posizione rispetto alla questione, che vede l’Anasf impegnata a entrare nel cda dell’ente per poter avere una visione completa e la possibilità di intervenire concretamente nella gestione delle risorse lì confluite. La strada è lunga, ma il nostro impegno è deciso e forte.

Più in generale, l’operazione Ltro della Banca centrale europea garantisce finanziamenti alle banche, che – c’è da attendersi – saranno meno “aggressive” sul fronte del funding. Possiamo aspettarci una riduzione delle emissioni obbligazionarie e delle proposte di conti deposito?

È uno scenario possibile. L’erogazione di liquidità alle banche da parte della Bce potrebbe rendere meno necessario l’approccio delle banche a emettere proprie obbligazioni – e quindi ad autofinanziarsi – e questa prospettiva potrebbe aprire nuove e più interessanti possibilità di investimento per i risparmiatori italiani.

Quale effetto avrà a suo avviso l’operazione di Francoforte sull’industria del risparmio e sul lavoro dei pf? Si tornerà a spingere sul gestito dopo che, a quanto sembra, il 2011 è stato l’anno dell’amministrato?

Le risorse previste per investimenti in obbligazioni o lasciate sui conti deposito delle banche potrebbero essere investite in altri strumenti più efficaci ed efficienti per i risparmiatori. La sfida dei promotori finanziari sarà quella di attrarre nuovi risparmiatori a un approccio agli investimenti che va nella direzione della trasparenza, della diversificazione temporale e del rischio e quindi di una pianificazione finanziaria ben strutturata, che soddisfi le esigenze degli investitori.

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