La zona d’ombra di chi sta a metà

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di Redazione 27 Aprile 2012 | 08:16
Riforma del lavoro, per i professionisti un’occasione da non perdere

La riforma del lavoro e in particolare dell’articolo 18 riempie da settimane le pagine dei quotidiani nazionali. Ma ancora si stenta a capire se e quanto potrà interessare i promotori finanziari e tutti quei lavoratori autonomi o soggetti a un contratto di collaborazione che operano nel settore finanziario. Dal varo della legge Biagi (settembre 2003) ad oggi, le imprese hanno implementato molte attività proprio attraverso collaborazioni, finendo in alcuni casi per applicare tali regimi in modo distorto. Il ddl lavoro punta a rafforzare la legge Biagi, introducendo criteri più stringenti su lavoro a progetto e contratti individuali a partita Iva. Per quanto riguarda il settore finanziario, la legge Biagi, che esclude da ogni situazione presuntiva di lavoro subordinato agenti e rappresentanti di commercio, nonché i soggetti iscritti agli albi delle professioni intellettuali. E il ddl lavoro non si discosta da tale linea. Sembra dunque che il governo non abbia finora voluto prendere in considerazione quei lavoratori che si trovano “a cavallo” tra il lavoro autonomo e quello subordinato, su cui a suo tempo (nel 2004) aveva già indagato A d a l b e r t o Perulli su incarico della Commissione Ue.

Lo studio sosteneva il presupposto di dipendenza economica. In molti si aspettavano che il governo tenesse conto nel progetto di riforma dei risultati di quello studio, ma la cosa non pare essersi verificata; piuttosto il ddl lavoro continua a riproporre, quale criterio di esclusione presuntiva, l’iscrizione agli albi delle professioni intellettuali, senza tenere conto del fatto che posizioni di fatto subordinate in diritto, ed economicamente dipendenti, vengono ricoperte da iscritti ad albi. In questo modo resta difficile affrontare la situazione di alcune categorie di lavoratori equidistanti dal lavoro autonomo e da quello subordinato, nonostante in questi anni si siano consolidate, specie nel settore terziario avanzato, figure professionali “ibride”, come i collaboratori esterni delle banche. Tali figure sono agenti, ma non caratterizzati da un’attività di natura meramente commerciale, e vengono considerati “professionisti” in quanto iscritti ad albi o elenchi, senza peraltro che la loro attività configuri una professione intellettuale. Essi sono economicamente dipendenti (ben più del 75% del loro reddito deriva da un unico committente) in quanto monomandatari per legge, in più la loro attività è regolata all’interno di un quadro normativo che tiene in conto le competenze dei singoli, ma anche il controllo sui loro comportamenti.

Tali soggetti vengono esclusi dai provvedimenti del ddl lavoro laddove vengono esclusi gli agenti e rappresentanti di commercio, mentre parrebbe più corretto prevedere una specifica esclusione per questa tipologia di agenti da individuare a parte o ribadendo l’esclusione laddove vengono esclusi i professionisti che svolgono professioni intellettuali per le quali è richiesta l’iscrizione ad albi, ma specificando che tra questi professionisti si comprendono i collaboratori esterni. In questo modo si ribadirebbe l’estraneità del rapporto di subordinazione senza arrivare a dire che questi lavoratori non sono pienamente autonomi, con l’implicito riconoscimento, per la prima volta, della specializzazione della categoria. Il ddl meriterebbe di essere integrato prima della definitiva approvazione, se non altro perché sono almeno 80.000 in Italia le persone incaricare di collaborare all’esterno per banche e intermediari. Nel caso dei pf in particolare, esiste una grande concentrazione in poche imprese del settore, con le principali reti che dispongono di migliaia di pf (in maggioranza appartenenti a gruppi bancari), fenomeno che dovrebbe destare dubbi sulla conformità di applicazione dell’istituto dell’agenzia e del regime di partita Iva. Se viceversa tali lavoratori venissero ricompresi nel regime del lavoro autonomo, a tutti gli effetti si otterrebbe l’abbandono di ogni ipotesi di tutela, visto che da 30 anni manca ancora un accordo collettivo di categoria. I sindacati e le associazioni che cosa pensano al riguardo?

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