B. Network, la saga finisce con la liquidazione coatta

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Avatar di Redazione 14 Maggio 2012 | 18:08
Come sono saltate le offerte da parte di Banca Fideuram e di Bpvi, ora salta anche quella di Consultinvest. E il motivo è presto detto…

Qualcuno avrà pensato che la questione fosse diventata una barzelletta. Invece quella che ha più l’aria di una telenovela in tre atti, nemmeno troppo entusiasmante, si conclude nel modo peggiore, soprattutto per le persone che al gruppo hanno dato fin troppo del loro tempo e delle loro risorse. Sì, perchè Banca Network finirà in liquidazione coatta (come anticipato da BLUERATING tempo fa).

Così, come sono saltate le offerte da parte di Banca  Fideuram e di Bpvi, ora salta anche quella di Consultinvest. E il motivo è  presto detto. Invocare la liquidazione coatta anziché mettere in atto un’operazione straordinaria che si concluda con la liquidazione volontaria  è di gran lunga più conveniente per i soci che, tra fornitori e dipendenti da pagare, clienti da risarcire e cause pendenti di vario tipo, dovrebbero mettere sul piatto una cifra fin troppo onerosa per chiudere la partita in maniera pulita e senza strascichi.

Con la liquidazione coatta e la vendita del ramo promotori, insomma, si risparmierebbe di gran lunga di più. Dei partecipanti al voto (Sopaf con il 15%,  DeAgostini con il 15%, Aviva con il 49,99% e il Banco Popolare con il 20%), secondo una fonte vicina alla Banca sarebbero gli ultimi due quelli che più di tutti hanno interesse a  tirarsi fuori dalla partita con questa modalità.

Nel dettaglio, da una  parte Aviva non vuole rispondere delle polizze che ha piazzato fino al 2007 (attraverso varie iniezioni sono state collocate polizze per 100 milioni di euro circa con perdite che si aggirano intorno ai 60 milioni), dall’altra il Banco Popolare sta cercando di non rispondere di tutto il contenzioso con la clientela generato quando Bni era nel gruppo. Rimangono infine dipendenti e fornitori che si vuole lasciare a bocca asciutta. Intanto i promotori finanziari, fino ad oggi fedelissimi all’azienda, sono in fuga. Ne sono rimasti 350, ma ora chi riuscirà andrà via, specie verso Banca Fideuram e Ubi Banca.

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