Assicurazioni, Man: come affrontare Solvency II con il piede giusto

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di Redazione 11 Giugno 2012 | 13:08
Parlano Eric Burl, Head of Managed Accounts & Structured Products per la divisione Multi-Manager, e Jonathan Howard, Head of Strategic Investment Solutions per la divisione Multi-Manager di Man…

Solvency II rappresenta il tanto atteso rafforzamento della “direttiva sull’armonizzazione minima” (Solvency I) la cui prima adozione risale a quasi 40 anni fa. Nell’allineare i requisiti patrimoniali con i bilanci delle imprese, Solvency II punta principalmente a favorire una competizione più aperta e una maggiore oggettività nelle decisioni d’investimento tramite uno schema rigoroso che comprende limiti di asset allocation, stringenti obblighi di informativa e stress test. Le diverse componenti della direttiva vanno oltre la semplice diversificazione del portafoglio e i vincoli stringenti all’assunzione di rischio, focalizzandosi su obiettivi più ampi, come la riduzione della possibilità di perdite per i consumatori e/o di turbative diffuse nel mercato assicurativo. Ne parlano Eric Burl, Head of Managed Accounts & Structured Products per la divisione Multi-Manager, e Jonathan Howard, Head of Strategic Investment Solutions per la divisione Multi-Manager di Man.

“Nei nostri diversi incontri in Europa, abbiamo rilevato una domanda sollevata di frequente: ‘come possiamo ridurre efficacemente il rischio nei nostri portafogli nel rispetto dello stringente solvency capital requirement (SCR)?’ Non ci sorprende pertanto sapere che il 41% delle compagnie di assicurazione medio/piccole e il 33% delle più grandi ritiene che Solvency II avrà un pesante impatto sulla capacità di assumere rischi d’investimento”.  “È ampiamente riconosciuto che la maggior parte degli hedge fund offre rendimenti corretti per il rischio molto più interessanti rispetto ai tradizionali prodotti “mainstream”. Se il trattamento SCR delle strategie d’investimento alternative fosse meno severo, pertanto, molti assicuratori potrebbero scegliere di investire in hedge fund per beneficiare della capacità di questi ultimi di generare profitti in molteplici contesti operativi, nonché della gestione attiva del rischio di mercato sistematico (beta)”. “Riteniamo quindi che Solvency II offra ai provider di hedge fund leader nel settore[1] un’opportunità unica di fornire soluzioni concrete e su misura alle compagnie di assicurazione”.

 Le tre sfide principali che devono essere affrontate sono:

– allocare il portafoglio in modo efficace nel rispetto dei vincoli del SCR
– gestire il rischio a livello di portafoglio e di stato patrimoniale tramite la trasparenza, l’aggregazione e gli stress test
– rispondere a stringenti requisiti relativi a un’informativa tempestiva e dettagliata

 
Asset allocation e trattamento SCR

Stando a un’analisi recente1 gli assicuratori investono di norma quasi due terzi del loro portafoglio in titoli a reddito fisso, un’allocazione costituita per circa il 45% da obbligazioni governative. Tuttavia, nelle nostre discussioni con gli assicuratori, constatiamo che molti sono sempre più preoccupati dalla spirale del debito pubblico che provoca ondate di vendite di titoli di Stato, che potrebbero estendersi ad altre aree dell’universo del reddito fisso.

 Se i titoli di Stato sono avvantaggiati dal punto di vista del trattamento SCR, ma presentano una scarsa attrattiva sul piano dei fondamentali, le azioni non sembrano rientrare in nessuna di queste due fattispecie. I rendimenti asimmetrici della fine degli anni Ottanta, con elevate performance annualizzate e ribassi comparativamente più contenuti, hanno di fatto lasciato il posto a rendimenti annualizzati bassi o negativi e a flessioni sempre maggiori.  Le linee guida SCR sembrano lasciare agli assicuratori poche opportunità di diversificazione, in quanto alle strategie d’investimento alternative viene applicato attualmente un SCR del 49% in base alla European Standard Formula.

Per contro, il trattamento SCR degli hedge fund riflette solo l’illiquidità e l’opacità delle strategie minori, anziché la liquidità e il carattere intuitivo di alcune delle strategie più popolari, come equity long/short e managed futures. Queste ultime sono considerate adeguate per gli investitori retail da UCITS IV, mentre Solvency II di fatto penalizza gli assicuratori per l’investimento in hedge fund. E ciò nonostante il fatto che questi strumenti possano generare rendimenti corretti per il rischio interessanti, fornire protezione dai ribassi e offrire una ricca fonte di diversificazione.

 
Gestione del rischio integrata

I principi generali di Solvency II prevedono tre pilastri tramite cui deve essere dimostrata l’efficacia della gestione del rischio:

Requisiti quantitativi
Requisiti qualitativi
Obblighi di informativa

Al primo livello, vengono definiti l’SCR e il minimal capital requirement (MCR). L’SCR definisce il livello target di capitale che una compagnia assicurativa deve detenere per essere in grado di assorbire perdite impreviste e continuare a corrispondere i pagamenti dovuti agli assicurati alle rispettive scadenze. L’MCR definisce il livello di capitale al disotto del quale l’autorità di vigilanza ritiene che le risorse finanziarie siano, per definizione, inadeguate, il che fa scattare un intervento regolamentare automatico.  Il secondo pilastro riguarda i sistemi di governance che assicurano che tutti i rischi cui una compagnia di assicurazione è esposta siano gestiti in modo efficace. Infine, il terzo pilastro concerne la predisposizione di standard di rendicontazione che rafforzeranno la trasparenza e favoriranno la disciplina di mercato.

Al fine di soddisfare pienamente i requisiti di Solvency II, pertanto, un assicuratore deve dimostrare la propria adeguatezza patrimoniale sia a livello operativo che a livello di portafoglio di investimenti, deve disporre di un assetto di governance adeguato e deve possedere capacità di rendicontazione atte a soddisfare gli obblighi di informativa. Un ulteriore requisito per gli assicuratori è dimostrare una solvibilità su 12 mesi con un livello di confidenza del 99,5% (ossia solo un evento di mercato su 200 anni potrebbe causare un fallimento della società). La componente rischio d’investimento di tale rapporto deve contenere dettagli a livello di portafoglio complessivo e di ciascuna asset class sottostante.  In sintesi, gli assicuratori dovranno dimostrare una conformità all’Scr su più livelli, sia nel quadro dei loro portafogli d’investimento sia in quello del loro stato patrimoniale.

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