Assicurazioni scatenate contro Solvency II

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di Redazione 21 Giugno 2012 | 12:53
Le compagnie del vecchio continente temono che le nuove norme possano comportare una…

Settore assicurativo sotto i riflettori stamane sui listini finanziari europei, complici le forza le voci che vogliono la lobby assicurativa in pressing sulle autorità Ue per cercare di “addolcire” i criteri di calcolo delle riserve previsti dalle norme Solvency II o fare slittare l’entrata in vigore (finora prevista il primo gennaio 2014) di 6-7 anni, nell’attesa che i tassi di mercato tornino su livelli meno modesti.

Proprio dai tassi di mercato dipendono infatti sia il rendimento degli investimenti effettuati dalle compagnie (in gran parte in titoli obbligazionari e immobili), sia il calcolo del tasso di sconto “free risk” e quindi delle riserve tecniche, a comporterebbe una crescita marcata delle stesse. Così secondo alcune stime applicare oggi le nuove norme comporterebbe un incremento mediamente del 20% delle riserve tecniche e dunque un pesante calo della redditività delle compagnie stesse.

Un’ipotesi che sembra pesare in particolare sulle assicurazioni tedesche (secondo il Financial Times Deutschland le nuove norme penalizzerebbero il 40% degli assicuratori tedeschi) e inglesi (Prudential Plc si è già detta contraria all’eventuale applicazione delle nuove norme, mentre il ministro inglese della Previdenza, Steve Webb, ha ribadito di essere contrario a ogni compromesso spiegando al Telegraph che l’estensione di Solvency II agli assicuratori britannici avrebbe effetti “catastrofici”).

Maggiori riserve tecniche significherebbero infatti minori capitali da investire e dunque minori profitti sugli investimenti coi quali garantire agli assicurati un soddisfacente ritorno sui propri investimenti, il che in ottica di lunghissimo periodo come nel caso dei fondi pensione rischia di portare a problemi sociali di non poco conto nei prossimi decenni, in un mondo dove la previdenza pubblica garantirà una porzione sempre più ridotta della popolazione e del reddito e dove ritorni troppo modesti sulla previdenza integrativa rischiano di non generare abbastanza risorse per garantire adeguati standard di vita ai futuri pensionati.

Anche per questo molti assicuratori stanno già cambiando il modo di calcolare i requisiti di capitali: secondo l’annuale indagine dell’Economist Intelligence Unit di Deloitte, il 51% delle compagnie intervistate ha già modificato il proprio approccio al calcolo dei requisiti e di queste il 60% ha introdotto metodi di calcolo “più sofisticati”, mentre il 37% sta passando da modelli parzialmente sviluppati all’interno a modelli interamente sviluppati all’interno, giudicati “più semplici” e in grado di fotografare meglio i rischi, riducendo l’ammontare di riserve tecniche necessarie.

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