Se l’Etica ama andare a fondo

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di Diana Bin 24 Luglio 2012 | 11:56
Parla Alessandra Viscovi, d.g. della società: possiamo ritenerci piuttosto soddisfatti…

Tornare a investire nell’economia reale e sostenibile: è questa l’unica ricetta per uscire dalla crisi secondo Etica sgr, una società di gestione del risparmio costituita nel 2000 e operativa da febbraio del 2003, che istituisce e promuove esclusivamente fondi comuni di investimento socialmente responsabili. Questo non significa mandare in soffitta le valutazioni di carattere economico e finanziario, che restano importanti nelle scelte di acquisto e vendita dei titoli. Vuol dire piuttosto integrare queste valutazioni con una particolare attenzione a criteri di ordine ambientale, sociale e di governance. Un approccio che sembra dare i suoi frutti: Etica sgr (gruppo Banca Etica) ha chiuso il 2011 con un utile netto di circa 348mila euro, dai 289mila euro di un anno prima, e il patrimonio si attestava a fine giugno 2012 a quota 467 milioni di euro. In crescita anche la clientela, pari a circa 16.970 individui. BLUERATING ha fatto il punto della situazione, al giro di boa del primo semestre, con Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica sgr.

Viscovi, come commenta questi primi sei mesi dell’anno?
Nel complesso possiamo ritenerci soddisfatti. Nonostante il difficile momento economico che il nostro Paese sta vivendo, Etica sgr ha proseguito nel lavoro costante di ricerca e promozione della Finanza Etica e degli investimenti socialmente responsabili. I fondi di Etica Sgr continuano a distinguersi per un trend patrimoniale migliore rispetto al mercato sia grazie alle perfomance sia per il buon andamento della raccolta. E la clientela continua a darci fiducia, avendo superato i 22.000 rapporti aperti.

Etica sgr istituisce e promuove esclusivamente fondi comuni di investimento socialmente responsabili. Ci può spiegare meglio cosa significa?
La nostra offerta si caratterizza perché i titoli presenti nei portafogli dei nostri fondi sono selezionati tra gli emittenti che si distinguono per l’attenzione alle conseguenze sociali e ambientali dei loro comportamenti. In pratica i nostri investimenti sono guidati da una rigorosa analisi che prende in considerazione criteri di ordine ambientale, sociale e di governance. Questo attento lavoro di ricerca viene svolto al nostro interno da un team qualificato di analisti italiani e va a integrare le classiche valutazioni di carattere economico e finanziario che vengono svolte nel momento delle scelte di acquisto e vendita dei titoli. Valutazioni di carattere finanziario che sono invece delegate a un’altra società, Anima sgr. Oltre a essere l’unica società in Italia a promuovere esclusivamente questa tipologia di prodotti, Etica sgr è leader del mercato italiano dei fondi etici, con una quota di mercato che secondo gli ultimi dati di Assogestioni (aggiornati al 31 marzo 2012) supera il 38%.

Ma la finanza etica rende, economicamente parlando?
L’investimento socialmente responsabile non comporta rinunce in termini di rendimento. Anzi, in determinati casi, può generare ritorni migliori rispetto all’investimento finanziario slegato da considerazioni etiche, sociali e ambientali. Il Premio Alto Rendimento vinto per il secondo anno consecutivo dal nostro fondo Bilanciato non fa che confermare che accostare una rigorosa analisi di responsabilità sociale a una gestione buona ed efficiente, svolta in delega da Anima sgr, può costituire una scelta vincente sia dal punto di vista dei rendimenti sia perché in questo modo si può dare un contributo importante a rendere migliore il mondo in cui viviamo. Con questo approccio è possibile contribuire allo sviluppo di un sistema economico più solidale e sostenibile, soprattutto nel medio-lungo periodo. In questo modo si riducono notevolmente gli effetti della speculazione finanziaria, tornando a investire nella vera economia e in particolare in quelle aziende che, puntando a un approccio sostenibile, stanno guardando realmente al futuro. Per i fondi etici valgono comunque le regole di buon senso che si devono sempre prendere in considerazione nello scegliere come investire i propri risparmi: valutare l’affidabilità del gestore, la costanza dei risultati, il proprio orizzonte temporale e i propri obiettivi in termini di rischio-rendimento.

Anche i clienti sono cresciuti costantemente dal 2003 a oggi. In che modo intendete continuare ad attrarre nuovi sottoscrittori?
La crescita costante dei nostri clienti è per noi un motivo di grande orgoglio. Il fatto che un sottoscrittore abbia scelto i nostri fondi e che ci sia rimasto fedele anche nei momenti difficili significa che è convinto della scelta che ha fatto sia dal punto di vista valoriale sia da quella dei rendimenti. E dimostra anche che i nostri fondi non sono stati scelti con un approccio speculativo, ma guardando a un’ottica corretta di creazione di valore nel medio-lungo periodo. In Italia ci troviamo in una situazione atipica rispetto al resto d’Europa o agli Usa. Nel nostro Paese sono spesso i clienti privati, retail o private, che chiedono i nostri fondi e che fanno una scelta di investimento responsabile. All’estero sono invece soprattutto i grandi investitori istituzionali, come per esempio i fondi pensione, a fare la parte del leone. Qui da noi l’approccio all’investimento responsabile da parte dei grandi attori istituzionali è ancora agli inizi, ma per questo motivo siamo convinti che queste tipologie di investitori abbiano grandi potenzialità di crescita.

Cosa bolle in pentola per il secondo semestre e, più in generale, per il futuro? Particolari novità all’orizzonte in termini di nuovi prodotti?
I nostri obiettivi anche per il prossimo futuro non cambiano: promuovere investimenti socialmente responsabili che siano in grado di conseguire rendimenti soddisfacenti per i nostri clienti. Lo scorso febbraio abbiamo lanciato per tutti i fondi promossi da Etica sgr una classe di quota dedicata agli investitori istituzionali, come fondazioni bancarie, enti locali, casse di previdenza e fondi pensione. Con la Classe I offriamo a questa tipologia di clientela la storia di performance dei nostri fondi, fornendo loro la possibilità di utilizzare un prodotto trasparente, privo di strumenti derivati e strutturati, coerente con la loro mission.

Quali progetti di sviluppo sul fronte della consulenza? È in programma un’attività di reclutamento?
La nostra è ancora una piccola realtà. Negli ultimi anni siamo cresciuti molto, ma continuiamo a muoverci con prudenza e grande attenzione ai costi. Recentemente abbiamo rafforzato la nostra squadra commerciale per migliorare il supporto alla reti degli oltre 200 partner collocatori dei nostri fondi e per sviluppare i rapporti con la clientela istituzionale. Per quanto concerne in particolare il tema della consulenza, la nostra società offre un servizio di consulenza Esg (Environmental, social and governance) a soggetti come fondi pensione, fondazioni, organizzazioni religiose, associazioni, sgr, banche, assicurazioni che vogliano investire le proprie disponibilità finanziarie anche nel rispetto di criteri sociali e ambientali. L’allargamento del perimetro delle valutazioni sugli emittenti consente una migliore conoscenza e un’analisi più approfondita rispetto alle evidenze derivanti alla sola ricerca finanziaria tradizionale. Attualmente abbiamo sotto consulenza circa 7,5 miliardi di euro di investimenti di terzi.

Cosa consigliare con questi chiari di luna a chi di mestiere fa il consulente?
Tornare a investire nell’economia reale e sostenibile è secondo noi l’unica vera strada per uscire dalla crisi finanziaria: basti pensare che se il Prodotto interno lordo del mondo intero nel 2010 è stato pari a 74mila miliardi di dollari, il solo mercato dei derivati è arrivato a valere 466mila miliardi. Con questo meccanismo di leva finanziaria, l’insieme dei mercati è arrivato a essere otto volte più grande dell’economia mondiale, vale a dire della ricchezza prodotta da industrie, agricoltura e servizi. Un sistema non sostenibile nel lungo periodo, che ha portato conseguenze negative anche per l’economia reale. Per questo motivo crediamo che sia arrivato il momento di ricominciare a investire nell’economia reale e nelle cose semplici. E siamo convinti che la finanza etica e i fondi comuni socialmente responsabili possano essere la via giusta in questo senso.

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