JP Morgan AM: Draghi sfodera la sua arma, ma poi di fatto la ritira

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Il weekly strategy report di J.P. Morgan Asset Management si concentra questa settimana sull’annuncio della Bce sugli acquisti illimitati di titoli di Stato…

Avatar di Redazione10 settembre 2012 | 07:51

DRAGHI SFODERA IL SUO BAZOOKA – Il presidente della Bce Mario Draghi ha, per così dire, “sfoderato il bazooka” con cui intende allontanare il pericolo di un collasso della moneta unica. L’Istituto di Francoforte, ricordano gli esperti di JP Morgan Asset Management, ha annunciato che effettuerà acquisti illimitati di titoli di Stato in base a un nuovo programma di transazioni monetarie dirette (Outright Monetary Transactions, Omt) con scadenze concentrate tra uno e tre anni. Tutti gli interventi saranno sterilizzati in modo da non avere effetti netti sulla moneta ad alto potenziale. Tuttavia, osservano gli analisti, “il previsto acquisto illimitato di obbligazioni di qualsiasi nazione potrà avvenire solo a condizione che il governo del paese in questione concordi un programma di risanamento economico con l’Efsf/Esm e torni sul mercato obbligazionario primario. Inoltre, com’era ampiamente previsto, la Bce ha allentato i requisiti di garanzia collaterale”. Tuttavia, l’Istituto non ha tagliato il tasso di rifinanziamento, sebbene abbia rivisto al ribasso le sue previsioni economiche per il 2012 e il 2013.

ROSA RISTRETTA DI CANDIDATI PER L’ACQUISTO DI TITOLI – Ma dopo aver sfoggiato la sua arma, continuano gli analisti, “Draghi l’ha poi di fatto nuovamente ritirata: è infatti improbabile che debba farne grande uso. In pratica, la lista dei candidati per l’acquisto illimitato di obbligazioni è ristretta, e al momento solo l’Irlanda soddisfa entrambe le condizioni necessarie per permettere alla Bce di agire. Il Portogallo, che è l’altro possibile aspirante, ha concordato e sta attuando un piano di risanamento, ma non è ancora tornato sul mercato primario. Draghi non ha dato praticamente indicazioni su un eventuale programma per la Spagna. La Bce ha riguadagnato molta credibilità e Draghi è stato apprezzato per l’abilità dimostrata in occasione della conferenza stampa dell’Istituto. Vi sono ancora alcune aree di incertezza, tra cui l’importante aspetto pratico di chi vigilerà sull’effettiva ottemperanza dei paesi alle condizioni imposte e i provvedimenti da adottare nel caso in cui gli obiettivi economici non vengano raggiunti. In una simile evenienza, la Bce interromperebbe semplicemente il programma di acquisto di bond o comincerebbe a vendere i titoli in suo possesso? Ma al di là di queste questioni, le azioni della Bce hanno avuto l’effetto di rendere nuovamente efficace la politica monetaria dell’Eurozona e i rendimenti delle obbligazioni biennali sono tornati a calare”.

MANOVRE DI ALLENTAMENTO CONCERTATE DELLE BANCHE CENTRALI MONDIALI – “L’intervento della Bce e la recente affermazione del presidente della Fed Ben Bernanke, secondo cui l’Istituto è pronto ad attuare nuove misure espansive, ci inducono a riproporre la domanda che ci siamo già posti in precedenza”, scrive JP Morgan AM: “è imminente un intervento di allentamento coordinato da parte delle banche centrali globali? Sebbene la riunione del Comitato di Politica Monetaria della settimana scorsa si sia conclusa in un nulla di fatto, è ancora probabile che nel quarto trimestre la Banca d’Inghilterra annunci un’altra manovra di allentamento quantitativo. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, riteniamo che nell’incontro della prossima settimana il Fomc, il comitato di mercato aperto della Fed, fornirà qualche altra indicazione sul futuro andamento dei tassi (suggerendo probabilmente che rimarranno su livelli bassi per un periodo più lungo di quello precedentemente ipotizzato), ed è presumibile un’ulteriore espansione del bilancio dopo che il dato di venerdì sul numero di nuovi posti di lavoro (pari a 96.000) ha largamente deluso le aspettative di consenso”. Sebbene il discorso di Bernanke a Jackson Hole abbia rafforzato la nostra convinzione di un’espansione del bilancio entro dicembre (al 90% circa a questo punto), la probabilità di un annuncio in tal senso il 12 settembre sono più basse, continuano gli analisti, che stimano ora un 50-60%.

OCCHI SULLA CINA – Ma a destare la maggiore curiosità di JP Morgan AM è la Cina. “I mesi estivi non sono stati molto favorevoli per l’economia, e i dati del terzo trimestre stanno anch’essi evidenziando un marcato rallentamento. L’indicatore anticipatore di luglio ha infatti segnalato che nel terzo trimestre la crescita del Pil mostrerà un’ulteriore decelerazione, scendendo sotto il 7,6% registrato nel periodo aprile-giugno. È interessante quindi che per stimolare l’attività a livello locale siano state introdotte misure a ritmo serrato, con l’approvazione di una serie di progetti infrastrutturali e iniziative per aumentare l’offerta di terreni. Con ogni probabilità la scelta dei tempi di tali provvedimenti intende favorire un agevole passaggio di consegne ai vertici del partito a metà ottobre (a giudicare dalla disponibilità di camere di albergo a Pechino, il 18esimo Congresso del Partito comunista cinese si terrà verosimilmente attorno al 14 ottobre). L’aspetto sorprendente è che la Cina non ha effettuato allentamenti di maggiore portata nelle ultime settimane. Sebbene il governo voglia evitare di introdurre misure di stimolo eccessive, come fece nel 2008/09, ci aspettiamo molto presto ulteriori tagli dei tassi d’interesse e riduzioni dei coefficienti di riserva obbligatori”.
 
AMPLIAMENTO DELL’ESPOSIZIONE AL RISCHIO -  “La scorsa settimana i mercati si sono fortemente apprezzati, sospinti dalle buone notizie sulle misure di allentamento”, ricordano gli analisti. “Ma a un primo esame i fondamentali sottostanti appaiono tutt’altro che incoraggianti: l’attività rimane debole – e continua a indebolirsi – in gran parte delle economie mondiali. Se si esclude la solidità interna negli Stati Uniti, riconducibile alla vivacità del mercato immobiliare, in Europa, Cina, Giappone e nel resto dell’Asia l’attività ha evidenziato una decelerazione. È degno di nota il fatto che le esportazioni coreane si stiano avvicinando a livelli compatibili con una recessione, mentre la componente nuovi ordini dell’indice JP Morgan dei responsabili degli acquisti per il settore manifatturiero globale ha accusato anch’essa un calo (cfr. il grafico della settimana). I livelli delle scorte appaiono troppo alti, a fronte dello stallo della crescita, il che significa che la produzione industriale potrebbe ulteriormente diminuire. Il momentum degli utili ha mostrato un notevole indebolimento, ma a nostro avviso le stime per il 2013, che si attestano tra l’11% e il 13% negli Stati Uniti e in Europa, dovranno essere fortemente ridotte.

PROSPETTIVE INCERTE – “Tutto ciò ci rende inquieti”, concludono gli esperti. “Tuttavia, le accresciute indicazioni di ulteriori allentamenti da parte delle banche centrali in un momento in cui l’esposizione azionaria è molto contenuta suggeriscono che i listini potrebbero proseguire la corsa al rialzo. La combinazione di crescita fiacca, ma non in picchiata, e decelerazione dell’inflazione rappresenta storicamente un quadro propizio alle azioni. La stessa situazione potrebbe ripresentarsi nel 2013 se, come previsto, il calo dell’inflazione nei paesi sviluppati si accompagnerà ad altri allentamenti monetari. Dopo il cruciale intervento della Bce di giovedì scorso abbiamo aumentato l’esposizione al rischio. Nei nostri portafogli multicomparto siamo passati a una posizione di sovrapeso nelle azioni rispetto a obbligazioni e liquidità. Per implementare tale posizionamento, abbiamo ridotto il sottopeso nelle small cap statunitensi, eliminato il sovrapeso nelle azioni canadesi e assunto una sovraesposizione ai listini dell’Europa continentale. Sul versante del credito, abbiamo chiuso la posizione di sottopeso nel debito dei mercati emergenti e ricostituito il sovrapeso nei titoli high yield statunitensi. Nonostante queste modifiche, il rischio ex-ante dei portafogli rimane basso, sebbene abbia risentito dei livelli eccezionalmente bassi di volatilità implicita”.


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