Mediazione creditizia: Banca d’Italia, addio

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di Maria Paulucci 17 Settembre 2012 | 11:11
Il decreto legislativo 141 ha ridisegnato la geografia del settore…

PIU’ SELEZIONE ALL’INGRESSO – Dalla relazione annuale della Banca d’Italia del 31 maggio 2012: “Gli iscritti nell’Albo dei mediatori creditizi sono 131.855, di cui 122.516 persone fisiche e 9.339 società”. I dati sono riferiti al 31 dicembre 2011. La sensazione, oggi, è che il prossimo bilancio di via Nazionale fornirà cifre diverse. La costituzione dell’Oam, l’Organismo degli agenti e dei mediatori creditizi, nel dicembre del 2011, sembra infatti destinata a modificare la geografia del mercato. Ci si aspetta che il nuovo regime faccia una severa selezione, e alcuni si spingono a prevedere che dei 122mila e rotti mediatori creditizi alla fine ne restino appena 10mila. Senza contare le società: pure di quelle dovrebbe sopravvivere un 10% circa.

QUOTA DI ISCRIZIONE PER ACCEDERE ALL’OAM – Anche perché il nuovo Albo prevede una quota di iscrizione per ogni impresa: l’azienda dovrà sborsare 2.000 euro per sé e 120 euro per ogni dipendente e collaboratore. Il presidente dell’Oam Maurizio Manetti qualche settimana fa non escludeva che le quote potrebbero subire una revisione al ribasso, ma vanno comunque tenuti in considerazione i costi della formazione e le polizze assicurative. E poi, il clima per il credito è cambiato: le banche sono ossi durissimi, e non solo per i risparmiatori. Il concepimento del nuovo Organismo è avvenuto 13 mesi prima della sua nascita, nel settembre del 2010, quando in Gazzetta Ufficiale è apparso il decreto legislativo 141 del 13 agosto. Il documento, spiegano gli esperti, ha modificato in modo significativo il Testo unico bancario, soprattutto in riferimento alla disciplina della mediazione creditizia. L’intervento normativo serviva per dare attuazione alla direttiva comunitaria 2008/48/CE, riguardante i contratti di credito ai consumatori, in vigore in Italia dal primo giugno 2011.

A QUALCUNO IL BOCCONE NON VA GIU’
– Attenzione, però: non tutti hanno gradito. La Fimaa – cioè la Federazione che comprende agenti immobiliari, mediatori creditizi e mediatori merceologici e che dichiara oltre 14mila associati su tutto il territorio nazionale – ha espresso grande preoccupazione sull’iter del secondo correttivo al decreto, di cui nel momento in cui andiamo in stampa si attendono novità. Tra i punti più discutibili, secondo la Fimaa, l’obbligo di monomandato per gli agenti in attività finanziaria e la sovrapposizione fra l’attività di agente e quella di promotore finanziario e fra l’attività di mediazione di assicurazione o riassicurazione e quella di società di consulenza finanziaria. L’annuncio del varo dell’Oam, a cui la Fimaa finora non ha aderito, è arrivato il 24 novembre 2011, con la pubblicazione in Gazzetta del decreto 274 del 15 settembre 2011 del ministero dell’Economia.

CINQUE NOMI NEL COMITATO DI GESTIONE – Il testo ha nominato i cinque membri che compongono il comitato di gestione: oltre al presidente Maurizio Manetti, Andrea Ciani, Michele Faldella, Vittorio Francoli e Ranieri Razzante. Dal punto di vista formale, l’Organismo è un’associazione di cui fanno parte undici soci fondatori: Abi, Assofin, Assilea, Assifact, Ufi, Fenafi, Afin, Fiaip, Assomea, Fimec e Assoprofessional. L’Organismo ha l’obiettivo dichiarato di accrescere la professionalità di agenti e mediatori del credito, gestendo gli esami per accedere alla professione oltre ai nuovi elenchi degli stessi operatori. Azzerati gli Albi tenuti dalla Banca d’Italia: dal primo luglio del 2011, sono cessate le iscrizioni all’Albo dei mediatori creditizi tenuto da Palazzo Koch.

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