JP Morgan AM, cinque temi per il quarto trimestre

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L’inizio del nuovo trimestre e l’avvicinarsi della fine dell’anno spingono JP Morgan Asset Management a esaminare i possibili temi d’investimento per i prossimi mesi…

Avatar di Redazione1 ottobre 2012 | 11:56

IL “MICAWBERISMO” DEI MERCATI FINANZIARI – “Mr Micawber, il famoso personaggio dickensiano, era un eterno ottimista vittima della sfortuna, il quale, a dispetto delle sue innumerevoli disgrazie viveva nella speranza che “prima o poi qualcosa sarebbe andato per il verso giusto”. Questa sembra essere anche la filosofia dei mercati finanziari, che a quanto pare si attendono un miglioramento delle condizioni nel 2012/13. Gli operatori passeranno quindi gran parte del prossimo trimestre a scrutare l’orizzonte in attesa di segnali di ripresa, anche perché i livelli di mercato attuali non lasciano molto spazio per eventuali delusioni. Il settore manifatturiero, e in particolare l’evoluzione del ciclo delle scorte, saranno un punto di riferimento importante, ma l’attenzione degli investitori resterà puntata anche sull’andamento della crescita cinese.

I RISCHI DEL 2012 PER GLI UTILI AZIENDALI -  Sta per iniziare la stagione degli utili di terzo trimestre, che potrebbe avere impatti determinanti sulle aspettative per il prossimo anno. Le stime di consenso anticipano già con una certa rassegnazione una contrazione del 2% su base annua della redditività delle imprese, ma saranno le indicazioni fornite dalle aziende stesse a decretare quanto siano realistiche le aspettative di un’accelerazione del 9,8% nel quarto trimestre e di una crescita dell’11,3% nel 2013. Risultati deludenti, stime aziendali demoralizzanti e un’economia stagnante potrebbero esporre le piazze americane e globali a rischi di ribasso. Se invece emergessero indicazioni che la ripresa si sta estendendo oltre i confini del settore immobiliare le speranze di un miglioramento della situazione nel 2013 verrebbero confermate. Per contestualizzare, ricordiamo che ai livelli correnti le azioni statunitensi trattano a 13,3 volte gli utili attesi dei prossimi 12 mesi, ovvero con uno sconto del 14% rispetto alla media storica di 15,4. Anche supponendo una crescita piatta nel 2013 il multiplo P/E scenderebbe solo a 14,4: a questi livelli le valutazioni delle aziende americane apparirebbero poco appetibili solo in vista di una grave recessione. Ciò nonostante, nel breve periodo il clima di fiducia potrebbe facilmente risentire di eventuali delusioni dalle prossime trimestrali.

IL RALLENTAMENTO DELLA CINA SI STA FACENDO PIÙ EVIDENTE – Non possiamo che compatire i poveri analisti sell-side del mercato cinese. Presentare sotto una buona luce l’economia del paese e i suoi governanti non è mai stato così difficile considerato lo scetticismo sempre più diffuso nei confronti di questa economia. Il modello Kubler-Ross, che identifica le cinque fasi del dolore, potrebbe essere adatto al caso nostro. Gli operatori sell-side sono infatti passati dalla fase iniziale di rifiuto (di ammettere che forse non tutto va bene nel Paese) a quella di rabbia (rappresentata dalle critiche alla qualità dei dati e al flusso di notizie). La terza fase, cioè quella di contrattazione, sta probabilmente iniziando ora (“se la banca centrale cinese effettuasse un determinato numero di operazioni di pronti contro termine attive l’economia si riprenderebbe”). Tuttavia, prima di arrivare alla fase ultima, cioè quella di accettazione, devono ancora passare per lo stadio della depressione. Il modello del dolore costituisce uno strumento di analisi utile anche per l’economia e i mercati finanziari, e il quarto trimestre del 2012 sarà una fase assolutamente cruciale. Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo spicca in particolare la transizione ai vertici del partito verso i primi di novembre, che potrebbe coincidere con nuove manovre di allentamento monetario. L’unico fattore che ancora non si è manifestato in questo ciclo negativo è un’ondata di fallimenti su vasta scala. La maggior parte delle bolle creditizie o economiche esplode con l’inasprimento della politica monetaria, che determina una contrazione dell’economia. I problemi patrimoniali delle aziende, sebbene in parte noti, non sono ancora venuti a galla, ma vista l’enorme crescita dell’offerta monetaria nel periodo 2008-2009 si tratta di un rischio estremamente concreto. D’altro canto, la loro emersione potrebbe rappresentare un momento catartico che permetterà agli investitori di rivalutare più positivamente le prospettive del paese.

L’AFFATICAMENTO DELL’EUROPA E DEI MERCATI - 
Sebbene la maggior parte degli investitori ne abbia ormai avuto abbastanza sia della crisi che della politica europea, anche nel quarto trimestre gli sviluppi del Vecchio Continente resteranno al centro della scena. Il programma Omt della Banca Centrale Europea ha ridato ai mercati fiducia nel futuro dell’unione monetaria, ma non è in grado di sciogliere i principali nodi sul futuro dell’economia della regione, in particolare non permette di sapere per quanto tempo ancora l’economia dei paesi periferici continuerà a contrarsi e se mai riprenderà a crescere a un ritmo accettabile. La risposta a questo interrogativo rappresenta probabilmente la chiave per individuare quali potrebbero essere i livelli sostenibili dei listini europei e determinare se in futuro gli investitori continueranno a mostrare interesse verso questo mercato. La ripresa della crescita dipenderà in larga misura dai governi e dalle loro politiche fiscali, ma per il momento la speranza che lo stimolo necessario possa giungere da riforme del lato dell’offerta appare prematura. In altre parole, la Bce avrà anche convinto gli investitori che lo spettacolo continuerà in ogni caso, ma potrebbe trattarsi di uno spettacolo a cui nessuno spettatore pagante sarà disposto ad assistere. L’altro sintomo della sindrome da “affaticamento europeo” direttamente collegato ai problemi sopra descritti e già da tempo fonte di preoccupazione per chi scrive, viste le politiche di riduzione del debito pubblico, è la paura che di fronte ad anni e anni di austerità fiscale imposti dai governi gli elettori finiscano per stancarsi. Si tratta di un rischio che i tagli alla spesa rendono quanto mai plausibile, come dimostrano le proteste sempre più frequenti in Spagna, Portogallo e Grecia. Il conseguente annacquamento delle misure di austerità da parte di Lisbona ha già rinfocolato l’ipotesi di una possibile ristrutturazione del debito nazionale. Questi sintomi si stanno manifestando anche nel Regno Unito, dove si parla con sempre maggiore insistenza di prorogare la scadenza fissata per la riduzione del debito invece di introdurre nuovi tagli della spesa o aumenti delle imposte. Ma forse questo malessere è ancor più evidente negli Stati Uniti, dove, a giudicare dall’incapacità dei due candidati alla presidenza di trovare una soluzione politica ai problemi fiscali del paese, l’affaticamento precede addirittura le misure di austerità che seguiranno.

LE ELEZIONI STATUNITENSI E I RISCHI COLLEGATI -  Anche se per molti il risultato delle prossime elezioni americane è ormai scontato, secondo noi la loro importanza sta nell’impatto che potrebbero avere su altri rischi di mercato e geopolitici. Il maggiore di questi è senza dubbio il cosiddetto “precipizio fiscale”, su cui l’esito dell’appuntamento alle urne (nonché gli alti e bassi dei sondaggi pre-elettorali da qui a novembre) sarà determinante per formare l’opinione degli operatori circa la probabile risoluzione del problema. Le elezioni stesse potrebbero costituire l’evento cristallizzante, in un senso o nell’altro, delle aspettative dei mercati. Si è parlato molto delle conseguenze della scelta degli elettori per le probabilità di un conflitto con l’Iran, anche se per ora questo rischio sembra essersi allontanato (e rimandato al 2013). Anche in Europa la maggior parte degli osservatori politici ritiene che l’eventuale uscita della Grecia dall’euro non potrebbe avvenire prima delle elezioni americane, se non altro per motivi di “buon ordine”, come abbiamo recentemente avuto occasione di sentire da alcuni commentatori.


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