Previdenza, Beltratti (Intesa): la riforma Fornero è sostenibile

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di Maria Paulucci 15 Ottobre 2012 | 12:30
Il presidente del consiglio di gestione di Ca de’ Sass condivide la sua analisi con BLUERATING

INTERVISTA AL PRESIDENTE – Il professor Andrea Beltratti, classe 1959, è presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo dal maggio del 2010. Il suo mandato scadrà con la prossima assemblea di bilancio. Quindi, da un mese a questa parte, “un giorno sì e uno no”, qualche giornalista lo avvicina per chiedergli a mo’ di corvo se ci sono novità. “Non ancora”, ci risponde a Torino, a margine del convegno annuale di Assoreti dedicato al contributo delle reti di promotori finanziari allo sviluppo della previdenza complementare (vai qui per l’articolo).

A proposito. Lei in passato si è occupato di studi sull’economia sostenibile. Il postulato è che un’economia è sostenibile quando non compromette il benessere delle generazioni future. La recente riforma delle pensioni e la previdenza complementare sono sostenibili?
La previdenza complementare è senz’altro uno dei temi importantissimi per le generazioni future, quindi rientra in un concetto di sostenibilità perché un’economia è sostenibile soltanto se le persone pensano di avere risorse sufficienti nell’ambito della loro pianificazione. Credo che il convegno di Assoreti sia importante perché pone l’attenzione sulla rilevanza della previdenza complementare in un contesto in cui da una parte abbiamo mercati più difficili e dall’altra sta sempre più alle singole persone costruire la pensione privata. C’è una privatizzazione della responsabilità. In Italia c’è anche un problema di educazione finanziaria e di conoscenze. E quindi il tema è anche quello di far sì che tra le persone ci siano gradi maggiori di conoscenza dei mercati. Non per fare scelte individuali ma per poter interagire con successo con i promotori finanziari e con tutti i professionisti che sono in grado di stimare i prodotti. Però, d’altra parte, ci deve essere qualcuno in grado di capire, sennò è un dialogo tra sordi che non è utile per nessuno.

Chi si deve far carico dell’educazione finanziaria?
Quello dell’educazione finanziaria è un classico tema pubblico, quindi non se ne può fare carico una singola banca o una singola rete di promotori finanziari. Ci sono sforzi da parte di tante istituzioni. La Banca d’Italia, l’Associazione bancaria italiana stessa, singole banche che intervengono tramite loro rappresentanti nelle scuole. Noi, come Intesa Sanpaolo, abbiamo aperto il Museo del Risparmio qui a Torino. E il Museo ha proprio l’obiettivo di migliorare l’educazione finanziaria e la comprensione tra le persone. Però l’educazione finanziaria è un bene pubblico, quindi deve essere fatto in parte da istituzioni pubbliche in parte dalle istituzioni private che vogliono contribuire al bene pubblico. E poi, bisogna intervenire sulla scuola per far sì che le persone possano formarsi e prepararsi alle scelte finanziarie e al risparmio.

Leggi il resto dell’intervista sul numero 36 di soldi&bluerating, che sarà in edicola giovedì 18 ottobre.

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