Jp Morgan AM: Esportazioni asiatiche, vera ripresa o fuoco di paglia?

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Sebbene il tasso di crescita annua stia accelerando in tutte le economie del Nordest asiatico, la crescita tendenziale delle esportazioni continua ad essere negativa in Cina, Corea e Taiwan…

Avatar di Redazione22 ottobre 2012 | 09:03

DALLA CINA SEGNALI INCORAGGIANTI DI RIPRESA – I segnali di una possibile ripresa dell’economia cinese – osservano gli analisti di JP Morgan Asset Management – stanno iniziando a infondere nuovo entusiasmo negli animi degli operatori. “Vari analisti sell-side prevedono un rimbalzo dei listini cinesi e asiatici, anche perché a settembre le esportazioni di vari paesi sono cresciute in misura significativa. In Cina le vendite all’estero sono salite del 4,7% su base mensile portando il tasso annuo dal 3% al 10%. Il mercato di Taiwan ha messo a segno un aumento mensile del 10% invertendo il trend di crescita annua da -4% al 10%, mentre le esportazioni coreane sono accelerate da -6% a -2%, sempre in termini annui. Di conseguenza, l’interpretazione di consenso – come al solito rigorosamente in chiave ottimistica – è che la crescita asiatica, e quindi mondiale, ha ripreso vigore. Poiché la chiave di lettura del contesto economico usualmente proposta dal triste autore di questi articoli è regolarmente meno rosea della media (in particolare per quanto concerne il Celeste Impero), questi ultimi sviluppi rappresentano un aspetto da seguire con estrema attenzione in quanto potrebbero segnare un importante momento di svolta rispetto al passato”.

A VOLTE L’APPARENZA INGANNA -  Tuttavia, l’apparenza spesso inganna. Innanzitutto perché sebbene il tasso di crescita annua stia accelerando in tutte le economie del Nordest asiatico (fermo restando che le ultime indicazioni sull’export di Singapore non sono molto incoraggianti), la crescita tendenziale delle esportazioni continua ad essere negativa in Cina, Corea e Taiwan. In secondo luogo non dobbiamo dimenticare che potrebbero essere in gioco fattori stagionali anomali: di solito il mese d’oro per le esportazioni è ottobre, non settembre, questo significa che i dati di ottobre (che usciranno agli inizi di novembre) potrebbero riservare qualche sorpresa negativa. Inoltre, l’apparente impennata delle esportazioni potrebbe essere riconducibile al desiderio di eliminare le scorte in eccesso, che avrebbe indotto le aziende a tagliare i prezzi per liberarsi della merce invenduta. Il nostro indice del rapporto tra scorte e consegne dei paesi asiatici (Giappone, Corea e Taiwan) mostra infatti che tra giugno e agosto i livelli degli inventari si erano gonfiati fino quasi a raggiungere i precedenti picchi ciclici. Per finire, è possibile che il lancio dell’iPhone 5 il 21 settembre scorso spieghi gran parte dell’aumento delle esportazioni di Cina e Taiwan.

L’INIZIO DELLA FINE O LA FINE DELL’INIZIO? – Oltre a essere cruciali per determinare la sostenibilità dell’ultimo rimbalzo legato al miglioramento dell’umore dei mercati, le prospettive dell’export asiatico potrebbero influire anche sull’evoluzione della prossima fase della corsa dei listini. Ciò nonostante, per molti versi questo ciclo rialzista non ci convince. Innanzitutto perché al recupero delle borse non si è accompagnato un miglioramento comparabile della tolleranza al rischio, e difatti il nostro grafico della settimana mostra che nel complesso la fiducia degli investitori resta su livelli piuttosto bassi. Al contrario, l’ottimismo nei confronti dei prodotti del credito è alle stelle, tanto che – secondo le stime di Credit Suisse – sarebbe addirittura vicino a livelli di vera e propria “euforia”. Secondariamente, al di fuori degli Stati Uniti non sono emerse indicazioni concrete del rafforzamento della crescita che ha aiutato i listini a guadagnare terreno. Come terzo fattore notiamo che la volatilità è molto bassa per tutte le principali classi di attività: indubbiamente potrebbe essere dovuto alle azioni delle banche centrali, ma è difficile che la situazione possa durare. In quarto luogo gli investitori sembrano essere restii ad alzare l’esposizione al rischio azionario, preferendo invece concentrarsi sui segmenti difensivi ed evitando quelli ciclici. Affinché il recupero dei listini possa durare sarà necessario che si produca una rotazione verso i settori a beta più alto. I mercati potrebbero quindi stare per arrivare al “momento della verità”, nel senso che a parte i considerevoli rischi politici connessi all’imminente transizione ai vertici delle due maggiori economie mondiali, i dati economici svolgeranno un ruolo sempre più importante nel sostenere la corsa delle borse. Bisogna infatti tenere presente che sino ad ora gli indici si sono solo riportati sui massimi di marzo, ma per mettere a segno nuovi progressi saranno necessarie notizie economiche positive concrete.

IL CHIOSCO DEI GELATI APRE A WASHINGTON – La legge di Hotelling, che prende il nome dall‘economista Harold Hotelling, spiega perché in molte aree economiche la competizione tra gli attori di mercato tenda a concentrarsi attorno al centro. Spesso questo fenomeno viene spiegato con l’esempio di due chioschi di gelati che aprono sulla stessa spiaggia. La legge di Hotelling dimostra che i due chioschi tendono naturalmente a gravitare verso la stessa zona, posizionandosi a poca distanza l’uno dall’altro nel mezzo della spiaggia anche se ciò non rappresenta necessariamente la soluzione migliore per i clienti. Il motivo è dovuto ai vantaggi connessi all’occupare la posizione intermedia, che permette di catturare più clienti senza perdere quelli esistenti, le cui preferenze potrebbero trovarsi lontano dal centro. Sebbene tale concetto possa in parte spiegare l’esistenza di molti prodotti anonimi e sostanzialmente indistinguibili gli uni dagli altri oggi sul mercato, spesso viene applicato anche in ambito politico sotto forma del teorema dell’elettore mediano, secondo il quale in un’elezione i politici di vari schieramenti hanno tutti un ottimo incentivo per raggrupparsi verso il centro in quanto ciò permette loro di massimizzare la percentuale di voti raccolti (servendo gli interessi del l’elettore mediano, mentre i cittadini che appoggiano posizioni meno centristiche spesso restano delusi dalla realtà politica). Oggi possiamo osservare l’applicazione pratica di questo teorema nella strategia adottata dal candidato repubblicano alla presidenza Mitt Romney: scegliendosi un compagno di cordata di orientamento più marcatamente di destra, che gli permette di raccogliere voti tra questa cerchia di elettori, Romney stesso ha potuto posizionarsi verso il centro dello spettro politico. Purtroppo, non è chiaro se questa strategia funzionerà nel contesto attuale della campagna statunitense, dato che il teorema dell‘elettore mediano presuppone una distribuzione relativamente omogenea di opinioni e voti. Al contrario, molti commentatori affermano che a causa delle imponderabilità di un sistema elettorale complesso come quello americano i voti che contano sono in realtà solo quelli di qualche decina di distretti elettorali, poiché le decisioni di voto di molti altri sono già scontate in partenza.

E POI A BERLINO – Nel frattempo, i politici tedeschi si stanno preparando alla campagna elettorale dell’autunno 2013. Il candidato appena annunciato per la corsa al cancellierato dal gruppo socialdemocratico (SPD, il principale partito d’opposizione) si è subito posizionato molto vicino all’area più “morbida” del consenso generale per quanto riguarda la disponibilità ad approvare nuovi pacchetti di salvataggio. Poiché in sostanza il sistema elettorale tedesco è strutturato in modo da produrre una rappresentazione proporzionale quasi perfetta, in questo caso il teorema dell’elettore mediano dovrebbe risultare particolarmente calzante. Ciò consente ad Angela Merkel un ampio margine di manovra per ammorbidire la sua posizione sui finanziamenti agli altri Stati europei pur mantenendo un orientamento improntato a un maggior “rigore”. Stando così le cose, ed è improbabile che la situazione possa cambiare sostanzialmente, si spiega il tono più conciliante recentemente adottato dalla Cancelliera tedesca verso i problemi della periferia europea. In base alla legge di Hotelling è quindi probabile che l’atteggiamento della Germania nei confronti dei partner europei si faccia d’ora in avanti molto più accomodante.


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