JP Morgan, le transizioni politiche fanno tremare gli investimenti

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Questa settimana segna l’inizio del trasferimento dei poteri nelle due nazioni più potenti al mondo: Stati Uniti e Cina.

Avatar di Redazione5 novembre 2012 | 15:09

UNA SETTIMANA CRUCIALE SU DUE FRONTI –  La settimana appena iniziata segnerà l’inizio del trasferimento dei poteri nelle due nazioni più potenti al mondo, con le elezioni presidenziali statunitensi martedì e l’inizio del 18° Congresso del Partito comunista cinese giovedì, ricordano gli analisti di JP Morgan Asset Management nel loro report settimanale. “In entrambi i casi i vincitori avranno davanti a loro importanti sfide generazionali, come l’affrontare le disparità di reddito e ricchezza e la necessità di adeguamento dei ridotti tassi tendenziali di crescita economica.

CINA, IL 18ESIMO CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA
– “In Cina, Xi Jinping e Li Keqiang dovrebbero succedere a Hu Jintao e Wen Jiabao nelle cariche di presidente e primo ministro, anche se la conferma dell’ascesa ai vertici di Li potrebbe essere posticipata fino a marzo 2013. Il 15 novembre un’importante indicazione dovrebbe essere offerta dall’annuncio del nuovo comitato permanente – i sette/nove individui più potenti, sia uomini che donne, che guideranno la Cina. Gli investitori dovrebbero seguire con attenzione gli sviluppi in Cina poiché si tratterà del più ampio passaggio di consegne degli ultimi 30 anni, visto il numero record di alti funzionari costretti al pensionamento per raggiunti limiti di età. Sembrerebbe che il processo non si stia svolgendo in assoluta armonia stando alle voci secondo cui ex (ben presto ex) leader (come Jiang Zemin e Hu Jintao) avrebbero tentato di influenzare la composizione del nuovo comitato permanente. La recente defenestrazione di Bo Xilai è un’ulteriore indicazione di acque in fermento sotto la superficie, al pari delle crescenti evidenze di ingenti deflussi di capitale dal Paese.

LE SFIDE DELLA NUOVA LEADERSHIP – “La nuova leadership dovrà vedersela con notevoli sfide, oltre alla difficoltà di sostituire un’accoppiata vincente. Hu e Wen hanno presieduto a un decennio di rapida crescita del tenore di vita della popolazione con un’inflazione relativamente contenuta. Secondo l’Fmi, dal 2002 a tutto il 2012 il Pil reale pro capite sarà aumentato del 9,9% l’anno e l’inflazione dei prezzi al consumo del 3,0%. Nel contempo, il tasso lordo di risparmio del paese dovrebbe essere salito dal 40% al 50% del Pil, contribuendo a portare le riserve valutarie da 286 a 3290 miliardi di dollari statunitensi, con un impressionante incremento del 28% l’anno. Tuttavia, hanno presieduto anche a crescenti disuguaglianze a livello di redditi e ricchezza. Una grande sfida che attende Xi e Li consisterà nel gestire le aspettative, che potrebbero essere cresciute ancor più velocemente del tenore di vita, e fornire una visione di speranza a coloro che non hanno beneficiato della rapida espansione della Cina. La storia mostra che quando l’attività economica non soddisfa aspettative gonfiate ne possono conseguire turbolenze sociali (come dimostrato dagli esempi dell’Iran alla fine degli anni settanta e dell’Indonesia a metà anni novanta). Il successo o il fallimento in tale missione e la misura in cui la Cina può procedere efficacemente alla riforma economica e politica avranno un enorme impatto sul ribilanciamento dell’economia mondiale.  Incideranno sia sulle prospettive degli attivi rischiosi che sulla disponibilità e sul costo del capitale. Dovremmo far loro un nostro in bocca al lupo”.

STATI UNITI, CONTO ALLA ROVESCIA PER LE ELEZIONI
– “Negli Stati Uniti, una qualche forma di divisione dei poteri sembra l’esito più probabile delle imminenti elezioni. Dato che l’esperienza storica suggerisce che i mercati reagiscono in maniera identica a una vittoria democratica o repubblicana, le elezioni serviranno principalmente a stabilire i termini in base a cui i partecipanti affronteranno il dibattito del fiscal cliff, il “precipizio fiscale”, aspetto di queste elezioni che a breve termine dovrebbe essere il più importante dal punto di vista di un investitore. Ci addentreremo in profondità nelle questioni statunitensi la prossima settimana, quando conosceremo l’esito del voto. Nel frattempo, gli osservatori dell’economia statunitense si sono goduti diverse settimane di dati positivi, coronati dalla favorevole sorpresa di venerdì sull’occupazione, con 171.000 posti creati in ottobre, circa il 50% in più rispetto alle previsioni di consenso di 125.000, che si è accompagnata anche a una significativa revisione al rialzo dei dati di settembre. Il settore immobiliare residenziale continua a sovraperformare, stupendo al rialzo sia a livello di prezzi (in aumento del 5% su base annua) che di vendite. La fiducia dei consumatori sta altresì migliorando, mentre i dati sulla spesa per investimenti rimangono leggermente fiacchi. Tuttavia, il dato preliminare sulla crescita del Pil reale del terzo trimestre, al 2,0%, ha evidenziato l’impatto dell’incertezza fiscale, con la spesa per consumi e gli investimenti residenziali che continuano a sostenere la crescita, ma una spesa per investimenti che resta debole e che è improbabile possa tornare ad accelerare finché la questione del precipizio fiscale non sarà risolta”.

TORNA IL RISCHIO USCITA DELLA GRECIA – Nelle prossime due settimane è probabile che le voci e i rischi di una possibile uscita della Grecia dall’euro si intensifichino nuovamente, e ciò malgrado la posizione dei paesi core nei confronti della Grecia si sia ammorbidita, in parte per effetto del cambiamento della politica interna tedesca in vista delle elezioni del 2013. Il dibattito su una svalutazione del debito pubblico avviato dalla Troika di recente ci sembra molto positivo, in quanto rappresenta almeno in certa misura un riconoscimento dell’insostenibilità delle attuali dinamiche del debito. In parte per motivi legali e in parte per motivi politici ci sembra improbabile un effettivo condono del debito sotto forma di riduzione dell’ammontare nominale dei debiti in essere, mentre l’esito più probabile potrebbe essere un riscadenziamento del debito e magari un taglio degli interessi, o forse un riacquisto del debito sul mercato, per ridurre il livello d’indebitamento del paese. A prescindere dai dettagli, la rinnovata volontà di quantomeno rinviare il problema greco fino a dopo le elezioni tedesche sembra chiara. Ciò nondimeno, permangono dei pericoli procedurali che potrebbero precipitare una crisi. Tra questi figurano le prossime votazioni del parlamento greco sulle ulteriori riforme strutturali e sul bilancio di austerità per il 2013. Il governo dovrà vincere entrambi i voti per assicurare l’erogazione della prossima tranche di aiuti finanziari, mentre il numero dei ribelli nei partiti al governo sta crescendo. Vista la prospettiva di un’altra imminente scadenza in cui lo Stato greco si ritroverà finanziariamente a secco, sembra tuttora probabile che tali voti saranno vinti. Se non lo saranno, tuttavia, si potrebbe verificare un’altra ondata di paura e speculazione su un’uscita della Grecia e sul potenziale di contagio.

LA BCE POTREBBE ARGINARE UN CONTAGIO – La relativa calma prevalente sui mercati è forse dovuta alla fiducia che, con il nuovo programma Omt, la Bce abbia molte più probabilità di riuscire ad arginare un serio contagio, la cui eventualità abbatterebbe presumibilmente molto rapidamente ogni ostacolo politico a una richiesta di assistenza da parte della Spagna (e/o dell’Italia). Pertanto, vi sono ora maggiori possibilità che l’area Euro possa sopravvivere relativamente indenne a un’uscita della Grecia dopo un breve periodo di turbolenza di mercato, anche se gli effetti sulla fiducia e quindi sull’attività potrebbero non essere trascurabili.


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