Jp Morgan AM: Obama vince e gli Usa ricominciano da capo

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Gli analisti osservano che a vittoria di Obama comporta implicazioni potenzialmente negative per le banche, gli operatori del settore sanitario e le società energetiche.

Avatar di Redazione12 novembre 2012 | 13:58

SI RICOMINCIA DA CAPO A NOVEMBRE – “Nel film ‘Ricomincio da capo’, Bill Murray si trova intrappolato a Punxsutawney in una situazione molto simile a quella vissuta mercoledì scorso dai mercati americani, che si sono svegliati ritrovandosi di fronte esattamente lo stesso gruppo di persone intente a marciare inesorabilmente verso la stessa crisi fiscale che l’anno scorso era stata evitata per poco”, osservano gli analisti di JP Morgan Asset Management nel loro commento settimanale ai mercati. “E come Bill Murray, neppure loro hanno gradito la sorpresa e difatti l’indice S&P 500 ha ceduto il 2,4% all’apertura delle contrattazioni di mercoledì, mentre alla chiusura di venerdì non aveva ancora recuperato tutto il terreno perduto”.

BANCHE, ENERGIA E SANITA’ NON FESTEGGIANO – “Di per sé, la vittoria di Obama comporta implicazioni potenzialmente negative per alcuni settori, tra cui le banche (a cui Romney aveva promesso una revisione delle norme introdotte dall’amministrazione Obama), gli operatori del settore sanitario (che ora sanno che la riforma introdotta dall’Affordable Care Act non sarà revocata) e le società energetiche, specificatamente del segmento del carbone. Sono stati appunto questi i settori che hanno risentito in misura maggiore dell’ondata di vendite di mercoledì”.

LE VITTORIE DEI DEMOCRATICI – “Oltre alla presidenza, i Democratici sono riusciti a portare a casa diverse vittorie, in particolare al Senato dove hanno inaspettatamente guadagnato un seggio, più tre nuovi seggi alla Camera dei Rappresentanti, e i commenti relativamente concilianti dei leader repubblicani all’inizio delle trattative per evitare il cosiddetto “precipizio fiscale” rispecchiano questa nuova realtà politica”.

MERCATI ANCORA VOLATILI – “La volatilità dei mercati resterà probabilmente elevata sino a che i negoziati sul “fiscal cliff” non si saranno conclusi. A nostro parere, una soluzione di compromesso è nell’interesse di  entrambi i partiti e il tanto discusso “precipizio” potrebbe in definitiva rivelarsi nulla più che un semplice altipiano. Anche se vi sono ottime probabilità che i due partiti trovino una soluzione politica al problema, se questa non dovesse materializzarsi entro il 1° gennaio le conseguenze non sarebbero poi catastrofiche in quanto molte misure destinate a giungere a scadenza potrebbero essere reintrodotte in primavera con effetto retroattivo. Sebbene gli sgravi fiscali sui lavoratori dipendenti e i sussidi di disoccupazione non verranno molto probabilmente rinnovati, è altrettanto probabile che gran parte delle riduzioni di spesa associate ai tagli automatici, nonché la fine delle disposizioni fiscali del periodo 2001/03, non verranno implementate in nuove leggi”.

TASSE SUI DIVIDENDI –
“Per gli investitori uno degli aspetti più interessanti delle trattative in corso sarà vedere se, per le famiglie con redditi alti (cioè superiori a 250.000 dollari lordi), i dividendi verranno tassati come reddito ordinario invece che all’aliquota del 15% riservata alle plusvalenze di capitale come prevede la bozza di bilancio presentata da Obama. Questo cambiamento potrebbe mitigare l’incontenibile domanda di azioni con dividendi elevati, una delle principali espressioni della frenetica ricerca di rendimento emersa negli ultimi mesi. Se Obama riuscisse a imporre il suo programma politico gli investitori istituzionali, non soggetti all’imposta sul reddito, potrebbero godere di un’irripetibile occasione per fare incetta di questi titoli quando i privati liquideranno gli investimenti tassabili”.

UNA MAGGIORE CHIAREZZA FARA’ BENE AGLI INVESTIMENTI – Si spera che la graduale risoluzione di tutte queste incertezze politiche nel quarto trimestre (ad iniziare con l’esito delle elezioni) recherà beneficio all’economia reale nel senso che la maggiore visibilità potrebbe indurre le aziende ad aumentare gli investimenti che negli ultimi tempi hanno segnato una battuta d’arresto.


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