Commercialista o consulente finanziario? La risposta nel 2018

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di Andrea Telara 9 Giugno 2017 | 09:11
Mentre si avvicina la nascita dell’Albo Unico Ocf e della Mifid 2, gli esperti contabili premono per estendere il loro raggio d’azione anche al campo del wealth management e della consulenza finanziaria.

Che c’entra il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, con il mondo dei consulenti finanziari italiani? Poco o nulla, almeno in teoria. Nelle scorse settimane però Orlando ha preso un impegno ben preciso che probabilmente avrà conseguenze importanti anche nel settore della financial advisory made in Italy. In un’intervista rilasciata a Press, l’house organ ufficiale del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, il ministro Guardasigilli ha infatti affermato di voler affrontare presto un tema molto importante: quello dell’incompatibilità della professione di commercialista con l’esercizio di altri “mestieri” attigui, compresa la consulenza finanziaria. Come ha documentato BLUERATING nei mesi scorsi (con due diversi servizi usciti nei numeri di aprile e maggio della nostra rivista), il presidente dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili, Massimo Miani (nella foto), ha in mente un progetto ben preciso: allargare al campo della consulenza finanziaria e del wealth management il raggio di azione dei commercialisti italiani.

MODIFICHE ALLA LEGGE – Per compiere questo passo tuttavia occorre apportare qualche modifica a una norma che risale a ben 12 anni fa: il decreto legislativo n. 139 del 2005, che ha istituito il Consiglio nazionale dei commercialisti. Oggi, secondo l’interpretazione prevalente del testo della legge, la figura del commercialista è incompatibile soltanto con quella del consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede (l’ex-promotore). Non esiste invece alcuna incompatibilità con la figura del consulente autonomo (o fee-only), ovvero con quel professionista che svolge attività di financial adivisory e viene remunerato esclusivamente con le parcelle pagate dai clienti, senza alcun legame economico con chi fabbrica i prodotti d’investimento, cioè con le case di gestione. Prima di esplorare i nuovi lidi della consulenza finanziaria però i commercialisti vogliono un po’ più di chiarezza sui confini entro i quali la loro attività potrà svolgersi.

PALETTI PRECISI – È proprio questo l’impegno che Miani è riuscito a strappare al ministro Andrea Orlando: l’apertura di un tavolo tecnico sul tema dell’incompatibilità, fissando (anche attraverso modifiche legislative) dei paletti ben precisi entro i quali potrà muoversi l’attività dei commercialisti, non soltanto nella consulenza finanziaria ma anche in altri business diversi da quelli praticati tradizionalmente dagli esperti contabili. Tale processo di chiarificazione, se il governo Gentiloni resterà in sella ancora per un po’, dovrebbe concludersi entro la fine di questa legislatura, che giunge alla sua scadenza naturale nella primavera del prossimo anno. Di conseguenza, il 2018 potrebbe davvero rimanere scolpito negli annali della consulenza finanziaria italiana, come data d’inizio di un profondo e storico cambiamento di questa professione. Non va infatti dimenticato che a gennaio del 2018 ci sarà l’entrata in vigore della direttiva europea Mifid 2 sui servizi finanziari, un appuntamento assi importante per i cf. Sempre nel 2018, dovrebbe finalmente vedere la luce il nuovo Albo Unico dei consulenti finanziari, che includerà finalmente anche gli autonomi e non soltanto i professionisti abilitati all’offerta fuori sede.
E infine a rendere il prossimo anno ancor più significativo per la cf italiani, ci potrebbe essere appunto anche lo “sbarco” sul mercato di un numero non trascurabile di commercialisti, pronti a offrire servizi di financial advisory ai propri clienti.

ESAME OBBLIGATORIO – Ma cosa ne pensano di quest’ultima ipotesi gli addetti ai lavori del settore della consulenza finanziaria? “Non credo che l’eventuale apertura del mercato ai commercialisti debba essere considerata un fatto necessariamente negativo”, commenta Francesco Priore (nella foto a destra) consigliere d’amministrazione di Consultinvest. “Anzi”, aggiunge Priore, “visto che l’età media dei cf si è molto alzata negli ultimi anni oggi c’è bisogno dell’ingresso sul mercato di nuove energie, soprattutto giovani” E se lo dice lui, che è un veterano della professione e ha lavorato alla creazione del primo Albo dei promotori finanziari istituito in Italia nel lontano 1991, probabilmente c’è da credergli davvero. “Certo”, precisa il consigliere di amministrazione di Consultinvest, “devono esserci regole chiare e uguali per tutti, in primis per quanto riguarda l’accesso a un Albo unico, subordinato al sostenimento di un esame”. Su quest’ultimo punto concorda anche Franco Bulgarini (nella foto a sinistra), un altro veterano della consulenza finanziaria, che lavora nel settore da oltre 30 anni e che non nasconde però un certo scetticismo e dice: “non credo però che siano molti i commercialisti che si sentono pronti o che sono intenzionati a svolgere in futuro la professione di financial advisor”. Bulgarini è fondatore e amministratore delegato della società di consulenza Skema Investment, con sede a Rimini, che offre servizi di advisory integrata con il contributo di diversi esperti contabili, fiscali, tributari e di diritto del lavoro iscritti all’Albo dei commercialisti. Proprio per questa ragione, il fondatore di Skema Investment sa bene che la consulenza fiscale o societaria e quella finanziaria richiedono competenze e specializzazioni diverse che si formano e si consolidano negli anni.

NESSUNA FRETTA PER L’ANASF – Sostanzialmente d’accordo è anche Maurizio Bufi, presidente dell’Anasf, che dice: “i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede non temono la concorrenza e l’eventuale ingresso sul mercato di nuovi soggetti, chiedono come sempre il livellamento del campo di gioco. Tuttavia, sono inevitabilmente necessari alcuni importanti chiarimenti”. In primo luogo, per il presidente dell’Anasf è ovvio che un commercialista intenzionato a diventare anche consulente finanziario autonomo debba iscriversi all’Albo unico Ocf dopo aver superato la prova d’esame. Inoltre per Bufi è necessario che la clientela venga informata in maniera trasparente quando si trova di fronte a un professionista che svolge contemporaneamente due “mestieri” differenti. Fatte queste premesse, il presidente dell’Anasf ritiene comunque che l’ingresso dei commercialisti nel mercato della financial advisory non sia in questo momento una delle priorità più urgenti da affrontare, visti gli importanti appuntamenti alle porte, dall’entrata in vigore della Mifid 2 alla creazione dell’Albo Unico. “Ancora non sappiamo in realtà quanti siano in Italia i consulenti finanziari che operano in forma autonoma e le società di consulenza “, conclude Bufi, “e già pensiamo a far svolgere questa attività anche ai commercialisti. Mi sembra un po’ prematuro”.

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