Mediobanca: “i prodotti delle reti costano un po’ troppo”

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di Andrea Telara 12 Giugno 2017 | 11:04
Report degli analisti di Piazzetta Cuccia sulle voci di spesa dei fondi di Banca Mediolanum, Fineco, Banca Generali e Azimut. La media delle fee è del 3%. Le azioni della banca guidata da Gian Maria Mossa restano però le preferite.

Una media del 3% sugli asset gestiti (Aum) che arriva a oltre il 3,6% se si tiene conto anche delle commissioni di performance. E’ l’incidenza dei costi su gran parte dei prodotti venduti dalle grandi reti di consulenza e di gestione del risparmio quotate in borsa: Azimut, Banca Generali, Banca Mediolanum e Fineco. I calcoli sono contenuti in un report di Mediobanca, elaborato dall’analista specializzato nel settore asset management: Gian Luca Ferrari. Mediobanca prende in esame circa 113 fondi e fondi di fondi venduti dalle 4 società in vista dell’arrivo del Kiid, il nuovo prospetto semplificato destinato agli investitori che debutterà da gennaio e conterrà le più importanti informazioni-chiave sui prodotti finanziari. Secondo Ferrari c’è la necessità che le grandi reti diano una limatura ai costi dei prodotti, viste le pressioni in questa direzione che arriveranno nel 2018 con la Mifid 2 e con il probabile sbarco sul mercato di operatori low cost come il colosso americano Vanguard. E c’è pure la necessità che le grandi reti alleggeriscano l’incidenza sulla porpria offerta dei cosiddetti “prodotti della casa”, cioè la quota rappresentata dai fondi di società di gestione controllate o appartenenti allo stesso gruppo.

Ferrari ha un rating neutrale su tutte le maggiori società di gestione del risparmio quotate in borsa tranne che su una: Banca Generali, su cui Mediobanca mantiene il giudizio outperform (titolo che farà meglio del mercato), con un prezzo-obiettivo (target price) di 30 euro, contro una quotazione attuale a Piazza Affari di 28 euro. Nonostante BG fosse emersa la società più cara (o tra le più care) con le soluzioni proposte BG Selection e BG Sicav, l’analista di Mediobanca sottolinea che le classi di questi prodotti destinate al mercato retail, cioè agli investitori privati, non sono più collocate e si è passati solo alle classi istituzionali.

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