Mps, perché il Ministero non ha ancora sottoscritto i Monti bond

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di Redazione 24 Gennaio 2013 | 16:22
Il ministero ha diffuso una nota in cui spiega che, ad oggi, la sottoscrizione non è avvenuta perché non si sono ancora verificate alcune delle condizioni necessarie per completare l’operazione…

DUE CONDIZIONI ANCORA DA REALIZZARSI – Manca ancora qualche tassello affinché il Ministero dell’Economia e delle Finanze possa sottoscrivere i 3,9 miliardi di euro Monti Bond necessari al salvataggio di Banca Monte dei Paschi di Siena: da un lato il ministero è in attesa del parere della Banca d’Italia, la quale dovrà pronunciarsi, tra l’altro, sull’adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica dell’istituto di credito. Dall’altro l’assemblea degli azionisti di Mps – che si riunirà domani, 25 gennaio – deve dare la delega al cda a procedere con l’aumento di capitale. A ricostruire lo stato dell’arte degli aiuti pubblici alla banca presieduta da Alessandro Profumo, in questi giorni al centro di uno scandalo legato alla passata gestione Mussari (qui la notizia), è una nota dello stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ripercorre la storia recente dell’istituto di credito:

LE TAPPE PRECEDENTI – Il viaggio di Mps verso i Monti Bond è partito il 26 ottobre 2011, quando “il Consiglio Europeo ha convenuto sulla necessità di potenziare il capitale delle banche. L’Eba (European banking authority) ha conseguentemente chiesto alle autorità di vigilanza nazionali di assicurare che il core tier 1 delle principali banche europee fosse superiore al 9%. Il 3 aprile 2012, la Banca d’Italia ha approvato il piano di ricapitalizzazione presentato dal Monte dei Paschi di Siena per raggiungere la soglia fissata dall’Eba”, ma, successivamente, lo stesso istituto di via Nazionale “ha riferito al Mef che Mps non era in grado di raggiungere autonomamente il livello minimo di capitale fissato e ha chiesto l’adozione di una misura di sostegno pubblico fino a 2 miliardi di euro, coerentemente con quanto previsto nella dichiarazione dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea del 26 ottobre 2011”, riporta la nota.

VIA LIBERA ALL’INTERVENTO – “Con il decreto legge 87/2012 il Mef è poi stato autorizzato a effettuare l’intervento”: in base alla legge, il Ministero può sottoscrivere strumenti finanziari per un massimo di 3,9 miliardi di euro, di cui 1,9 miliardi destinati al rimborso dei cosiddetti Tremonti bond. Il 17 dicembre 2012 la Commissione Europea ha autorizzato la misura di aiuto e il 21 dicembre il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il decreto in cui vengono definiti criteri, modalità e condizioni della sottoscrizione dei nuovi strumenti finanziari. L’iter però, non può ancora dire compiuto.

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