Mps: da Alexandria, Santorini e Nota Italia un impatto negativo di 730 milioni di euro

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di Redazione 7 Febbraio 2013 | 08:07
Questa è la stima – al lordo di un eventuale recupero fiscale – resa nota dal consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni riunitosi ieri per sei ore…

IMPATTO DI 730 MILIONI – Le operazioni Alexandria, Santorini e Nota Italia avranno un impatto negativo di 730 milioni di euro sul patrimonio di Banca Monte dei Paschi di Siena. Questa è la stima – al lordo di un eventuale recupero fiscale – resa nota dal consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni riunitosi ieri che, “dopo approfondite analisi, ha accertato la presenza di errori nella rappresentazione contabile delle operazioni strutturate poste in essere in esercizi precedenti”, tra il 2006 e il 2009.

I MONTI BOND – Per fare fronte a questi impatti patrimoniali, lo scorso 28 novembre Mps ha alzato di 500 milioni la richiesta di aiuti di Stato, portando a 3,9 miliardi il totale di Monti bond che ha chiesto di sottoscrivere al Tesoro (ieri, tra l’altro, il cda ha anche deciso di conferire al presidente e all’a.d. il potere di determinare la data di sottoscrizione ed emissione dei Monti bond). Per quanto riguarda i ratio patrimoniali, la banca segnala che il core Tier 1 proforma al 30 settembre 2012, inclusivo dei nuovi strumenti finanziari (i Monti bond), si attesta a circa 12,1%.

RAPPRESENTAZIONE CONTABILE – Parlando delle analisi che hanno portato al calcolo finale dell’impatto patrimoniale delle tre operazioni strutturate, Mps precisa inoltre che l’identificazione degli errori risiede su ragioni e presupposti differenti. “In relazione ad Alexandria e Santorini“, si legge nel comunicato, “gli errori individuati ammontano, alla data di insorgenza, rispettivamente a 308 milioni e 429 milioni di euro, e riguardano la rilevazione iniziale del fair value delle passività assunte nel contesto delle suddette due operazioni”.

SU NOTA ITALIA – In relazione a Nota Italia, invece, “l’errore individuato, che alla data di insorgenza era di ammontare trascurabile, è riconducibile a una imprecisa comprensione delle caratteristiche contrattuali dello strumento finanziario e, in particolare, della sua componente derivativa, che ha comportato l’applicazione di una non corretta metodologia di determinazione del fair value”. Si segnala inoltre che, in data 23 gennaio 2013, “la banca ha provveduto a ristrutturare l’operazione Nota Italia eliminando la componente derivativa legata al rischio sovrano della Repubblica italiana, a fronte di un corrispettivo in denaro pari a 139 milioni di euro”, una ristrutturazione che ha determinato “un netto miglioramento del profilo di rischio legato all’operazione, in virtù dell’eliminazione della relativa componente di volatilità”.

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