Ue, la vigilanza bancaria passa nelle mani della Bce

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di Redazione 20 Marzo 2013 | 09:02
L’accordo tra Consiglio e Parlamento europeo, soggetto all’approvazione dell’Ecofin e dell’assemblea parlamentare, riguarda solo i 150 istituti di credito di primaria importanza.

VIGILANZA BANCARIA ALLA BCE – La vigilanza bancaria dell’Ue passa dagli stati membri alla Banca centrale europea. Ieri il Consiglio europeo ha ricevuto il via libera del Parlamento, un passo propedeutico alla ricapitalizzazione diretta delle banche in difficoltà attraverso le risorse messe a disposizione dal Meccanismo Europeo di Stabilità (Esm). L’accordo raggiunto, che dovrà essere approvato sia dall’Ecofin sia dall’assemblea parlamentare, prevede che solo i 150  istituti di credito di primaria importanza siano vigilati dalla Bce, e la stessa banca centrale ha già detto che ci vorrà un anno per completare le procedure del trasferimento.
 
IL COMMENTO DEGLI ANALISTI
– “Valutiamo positivamente la creazione di una supervisione unica europea in quanto aumenterà i meccanismi di salvaguardia e renderà più omogeno il trattamento per quanto riguarda il patrimonio di vigilanza e le prescrizioni sui livelli di salvaguardia”, hanno commentato gli analisti di Intermonte. “Tra le banche che potrebbero avere maggior vantaggi riteniamo vi possa essere UniCredit, che potrebbe beneficiarne in termini di maggiore facilità di finanziamento tra le sue varie divisione estere”.

IL MONITORAGGIO DELL’EBA – Intanto l’Eba (European banking authority) ha annunciato che le 44 principali banche europee – tra cui le italiane Intesa Sanpaolo e UniCredit – dovrebbero rafforzare i mezzi propri di altri 112,4 miliardi di euro per rispettare le regole di Basilea 3 sulla base del loro attuale stato di salute patrimoniale, anche se hanno fatto netti progressi rispetto alla fine del 2011. I dati sono emersi dal terzo “esercizio di monitoraggio” effettuato dall’Eba sulla base dei dati al 30 giugno 2012. Simulando l’entrata in vigore anticipata della normativa di Basilea 3 – che impone un rafforzamento degli indici patrimoniali entro il 2019 – alle 44 principali banche europee servirebbero un totale di 112,4 miliardi di euro per arrivare tutte all’obiettivo di un common equity tier 1 capital ratio del 7%.

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