Promotori, un coast to coast lungo tutta l’adriatica

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di Redazione 20 Marzo 2013 | 14:10

UNA REALTA’ NATA ALLA FINE DEGLI ANNI ’90 – In Puglia affondano le radici due banche associate ad Assoreti, entrambe dotate di reti di promotori finanziari. Una è la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, che oggi ha in Pasquale Caso il presidente del consiglio di amministrazione. L’altra è la Popolare di Bari, guidata da Marco Jacobini e reduce da un aumento di capitale chiuso con successo (si veda l’articolo sotto, n.d.r.). La Popolare di Puglia e Basilicata, la più grande in quanto a dimensioni della rete di promozione finanziaria, nasce alla fine degli anni Novanta dall’unione tra la Popolare di Taranto e la Popolare della Murgia.

UN PASSATO BRILLANTE – Il neonato istituto di credito s’impone come la più grande popolare del Sud, contando su un capitale di 250 miliardi di lire, oltre 11.500 soci, 750 dipendenti, una quarantina di sportelli, una raccolta globale di 4.660 miliardi e impieghi per 1.460 miliardi. Il bilancio dell’esercizio 1997 si chiude con un utile netto di 11,6 miliardi. Meglio ancora nel 1998: 15,2 miliardi. Negli anni successivi, la progressiva espansione lungo la dorsale adriatica. “Entro il giugno del 2009 realizzeremo altre sette aperture di nuove filiali, che ci permetteranno di raggiungere quota 130 sportelli”, spiega al quotidiano MF l’allora direttore generale Errico Ronzo, in carica dal 1995. “Vogliamo avvicinare il Nord al Sud attraverso la costa adriatica, arrivando a coprire 11 regioni. Andremo dalle Marche al Veneto e ci addentreremo nella pianura padana, consolidando la nostra presenza a Milano e Verona. Sul versante tirrenico, invece, spazieremo dal Lazio alla Campania”.

LE DIMISSIONI DI RONZO – Allo stesso periodo risale la diversificazione dell’offerta tramite canali distributivi integrati: alle singole filiali si affiancano l’internet banking e la promozione finanziaria. Venerdì 22 maggio 2009, la doccia fredda: Ronzo si dimette a sorpresa e con effetto immediato “per seri motivi personali e familiari”. Poco dopo, inizia una fase di revisione della governance, che in un documento ufficiale la Popolare illustra così: “Nel corso del 2010, la banca ha avviato un piano organico di rafforzamento della governance e dei processi chiave, al fine di rendere la struttura complessiva ancora più idonea a gestire l’attuale perimetro di attività e i rischi connessi”. Vede così la luce un nuovo organigramma, “più adeguato alle attuali dimensioni della banca”.

GLI ANNI DELLA CRISI ECONOMICA – Il tutto si intreccia con gli anni della crisi economica e con le misure disposte della Banca d’Italia, che nel gennaio del 2011 – avendo riscontrato “carenze nell’organizzazione e nei controlli interni anche con riferimento al profilo della liquidità da parte dei componenti il cda e del direttore generale”, “carenze nei controlli da parte dei componenti il collegio sindacale” e “carenze nel processo del credito da parte dei componenti il cda e del d.g.” – ha sancito, a carico dei componenti il consiglio di amministrazione, una sanzione amministrativa pecuniaria di 42.000 euro ciascuno, per i componenti il collegio sindacale di 21.000 euro ciascuno e per il d.g. Ronzo di 49.000 euro”. In tutto, 574.000 euro.

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