Agenzia delle Entrate, al via i correttivi anticrisi agli studi di settore

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Avatar di Redazione 5 Aprile 2013 | 08:04
Si ammorbidiscono i criteri del monitoraggio dei guadagni di aziende e professionisti, scontando tramite alcune modifiche gli effetti della crisi economica.

AL VIA I CORRETTIVI ANTICRISI – Via libera ai correttivi anticrisi. La commissione degli esperti dell’Agenzia delle Entrate ha espresso all’unanimità parere favorevole all’introduzione delle correzioni agli studi di settore, applicabili per il periodo d’imposta 2012. La commissione ha effettuato un’analisi dell’impatto della crisi che ha interessato l’anno passato, basata sulla raccolta di informazioni fornite dagli osservatori regionali, dalle associazioni di categoria, dalla Banca d’Italia, dall’Istat e da altri soggetti, oltre che dei dati contenuti nelle comunicazioni e nelle dichiarazioni annuali Iva.

ADEGUARE GLI STUDI DI SETTORE
– Sulla base di questa analisi, la commissione ha valutato in modo positivo l’introduzione di specifici correttivi per adeguare gli studi di settore, applicabili al 2012, alla particolare situazione di crisi economica. L’attività di monitoraggio dell’impatto della crisi, effettuata a livello nazionale, ha preso in considerazione non soltanto le informazioni fornite dalle associazioni di categoria, ma anche i dati relativi alle comunicazioni e alle dichiarazioni annuali Iva relative all’anno d’imposta 2012. Le elaborazioni sono state effettuate su un panel di circa 2,1 milioni di contribuenti che hanno applicato gli studi di settore nel quadriennio 2009-2012.

ECCO CHE COSA CAMBIA
– Sulla scia di quelli dello scorso anno, i correttivi 2012 sono suddivisi in quattro categorie: interventi relativi all’analisi di normalità economica, correttivi specifici per la crisi, correttivi congiunturali di settore e correttivi individuali. La prima categoria interessa i soggetti che presentano una contrazione dei ricavi nel periodo d’imposta 2012 rispetto al 2011 e sono coerenti rispetto alla gestione delle esistenze iniziali. La seconda interviene su alcuni settori interessati dall’incremento dei prezzi del carburante. La terza è finalizzata a tener conto delle riduzioni delle tariffe e della contrazione dei margini e della redditività. L’ultima ha l’obiettivo di cogliere la ritardata percezione dei compensi a fronte delle prestazioni rese e la contrazione dei costi variabili.

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