Consulenti finanziari, in Gran Bretagna si va verso una fee unica

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Luca Spoldi di Luca Spoldi 20 Giugno 2017 | 10:15
La Financial conduct authority (Fca) del Regno Unito ha avviato da tempo una iniziativa per rendere più trasparenti i costi dei prodotti del risparmio gestito

La Financial conduct authority (Fca) britannica dovrebbe pubblicare entro la fine di giugno un importante studio di mercato sull’asset management britannico, industria che gestisce quasi 7mila miliardi di sterline di patrimoni di investitori individuali e istituzionali. Già ora tuttavia sono noti alcuni dei risultati provvisori. Per la Fca la competizione sul prezzo resta debole “in numerose aree del settore”: mentre i prezzi dei fondi passivi sono calati, i prezzi dei fondi attivi “sono rimasti elevati” e “nonostante l’ampio numero di società operanti sul mercato, il settore dell’asset management ha registrato elevati e sostenuti profitti nel corso di molti anni”. Agli investitori britannici in particolare non sembrano essere chiari quali siano gli obiettivi dei differenti fondi e le performance dei fondi non sono sempre rapportate a benchmark adeguati, nota l’authority, preoccupata anche “del modo in cui i consulenti finanziari operano” su un mercato che vede un’ampia presenza di investitori istituzionali tra cui molti piccoli fondi pensione che “dipendono pesantemente dai consigli dei consulenti”.

Tra le soluzioni che la Fca sta valutando per migliorare la situazione oltre a una più decisa applicazione dell’obbligo per i gestori “di agire nel miglior interesse degli investitori” c’è anche la proposta di introdurre una commissione “all-in”, che renda più semplice per gli investitori comprendere i costi che vengono prelevati dal fondo in cui investono, così da identificare meglio il prodotto che fa al caso loro. Oltre alle commissioni di gestione tra gli oneri ricorrenti applicati dai gestori britannici rientrano infatti costi di custodia, di amministrazione, di contabilità, sui cambi, sul prestito titoli e sul “collateral management”, mentre tra gli oneri non ricorrenti accanto a commissioni di ingresso e di uscita si notano costi per le attività di intermediazione, commissioni di performance e imposte di bollo. Ma a quanto ammontano i costi applicati mediamente ai fondi britannici? Lo studio non distingue nel dettaglio tra commissioni di gestione, di performance o di altro tipo ma dà un numero sintetico: nel 2015 i fondi azionari sono costati mediamente l’1,5%, i bilanciati l’1,01%, gli obbligazionari lo 0,67%.

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