Varenna (Fecif): “Pf e fee only? Tutti sulla stessa barca”

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di Maria Paulucci 13 Maggio 2013 | 11:20
Aldo Varenna, dell’executive board di Cifa, segretario generale di Fecif, membro dell’executive board di Cifa e consigliere di amministrazione di Efpa Italia, ha parlato di…

“Innanzitutto, abbiamo ragionato sul fatto che finora ciò che non è andato nel sistema bancario tradizionale europeo e americano è stato pagato dai contribuenti e non dalle banche né dagli speculatori”. Così Aldo Varenna, segretario generale di Fecif e membro dell’executive board di Cifa, oltre che consigliere di amministrazione di Efpa Italia, riassume dal suo punto di vista al settimanale soldi&bluerating uno dei temi principali dell’edizione 2013 dell’International Cifa Forum. “Si è parlato della divisione tra investment e commercial banking. Ubs starebbe valutando se operare questa separazione al suo interno, dal momento che i rischi dell’investment banking non possono entrare nella banca commerciale, che custodisce i depositi”.

Quanto agli altri temi?
Si è parlato del potere ancora troppo grande delle agenzie di rating, che sono controllate come azionisti da gestori di grossi patrimoni e da società di asset management, dunque possono avere convenienza nell’anticipare o nel ritardare un rating su un’azienda o una nazione. Altro argomento, gli esiti dell’iniezione di liquidità negli Stati Uniti, in Giappone e nell’eurozona, con il conseguente forte rischio di una bolla del credito. C’è il pericolo che le risorse non finiscano nel circuito sano del credito ma in attività speculative, aumentando il rischio sistemico. E invece bisogna tornare all’abc: la banca emette obbligazioni o utilizza capitale proprio per finanziare le aziende e dare credito ai cittadini.

Quali gli effetti di questo quadro sul lavoro dei professionisti in Europa?
Partecipare a questi eventi dà la consapevolezza su quanto sta succedendo nel mondo e dà un aggiornamento professionale, perché scambiarsi idee tra colleghi vuol dire stare al passo con quello che succede quotidianamente sui mercati. Vuol dire anche portare notizie alla clientela, che oggi sempre di più ha bisogno non tanto di essere rassicurata ma di ricevere spiegazioni. Il concetto di “education” oggi è fondamentale. Ritengo che la professione possa avere un grande futuro, purtroppo in un mondo complesso. La situazione, oggi, obbliga chi investe ad avere al suo fianco una persona preparata.

In Italia, la distinzione tra promotori e consulenti è ancora piuttosto netta. I professionisti come si presentano al tavolo del confronto internazionale?
Innanzitutto quantifichiamo, in Europa e non in Italia, quanti sono i consulenti fee only. Sono tra il 3% e il 5% di chi esercita la professione. Anche in Gran Bretagna c’è ancora un mercato molto acerbo. Gli effetti positivi della recente Rdr non si sono ancora fatti sentire. Io sono sempre convinto che una consulenza mediocre fa più danni di un collocamento di prodotti qualificato. Tutto ciò premesso, viviamo nello stesso mondo e siamo tutti sulla stessa barca. Quindi chiediamo stesse regole, anche nel sistema bancario, per tutti, che si chiamino promotori finanziari, tied agent, ifa, consulenti fee only o bancari. In tutti i casi, l’accesso alla professione va disciplinato: servono regole di comportamento e sanzioni in caso di comportamenti inadeguati. Il campo di gioco deve essere lo stesso per tutti, a garanzia della clientela. A livello di Efpa, per esempio, noi abbiamo certificato dipendenti bancari, consulenti fee only e promotori. Senza alcuna contrapposizione.

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