Finlabo sim e l’ufficio con vista sul Duomo

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di Redazione 16 Maggio 2013 | 13:55
Parla il ceo Guzzini: puntiamo a inserire altre tre o quattro risorse senior con portafogli sviluppati. Pensiamo a figure con un profilo diverso da quello del promotore.

“Una boutique di gestione e consulenza indipendente”. Così Alessandro Guzzini definisce Finlabo sim, di cui è chief executive officer e co-fondatore insieme al responsabile del servizio di gestione e consulenza Anselmo Pallotta. Nata nel 2005 a Recanati, in provincia di Macerata, come società di consulenza, Finlabo è stata la seconda realtà italiana a essere autorizzata come sim nel giugno del 2008, a seguito della direttiva Mifid, con il via libera della Consob a offrire servizi di consulenza e di ricerca a investitori istituzionali con una specializzazione in strategie absolute return. Successivamente, nell’ottobre del 2010, è arrivata anche l’autorizzazione alla prestazione del servizio di gestione di portafogli “senza detenzione delle disponibilità liquide e degli strumenti finanziari della clientela e senza assunzione di rischi da parte della società stessa”. Un’autorizzazione che ha trasformato Finlabo da sim di sola consulenza a sim di gestione. Controllata attraverso la holding Finlabo srl dal management e dalla Fimag, holding della famiglia Guzzini, gli industriali dell’arredo legato all’illuminazione, la sim è advisor e gestore di FinLabo Investment Sicav, fondo multicomparto lussemburghese. BLUERATING ha intervistato il ceo Guzzini.

Quali sono gli elementi distintivi di Finlabo sim?
Finlabo sim si contraddistingue per due caratteristiche peculiari: l’approccio orientato al ritorno assoluto e l’utilizzo di modelli previsionali quantitativi sviluppati internamente. L’attività di consulenza è svolta in modo molto personalizzato, potendo contare sulle competenze di analisi finanziaria sviluppate dal team della società, con un rapporto diretto tra gestore e cliente.

A che tipo di clientela si rivolgono i vostri servizi?
I servizi sono rivolti a una clientela di fascia alta, i cosiddetti high net worth individual, e a clientela istituzionale. Il portafoglio medio dei nostri clienti è di circa un milione di euro. Inoltre abbiamo un servizio dedicato a fondi di investimento.

Da quanti consulenti è composto oggi il vostro team?
Il team di gestori/consulenti è composto da tre persone. Abbiamo inoltre un relationship manager.

State reclutando nuove figure?
Siamo alla ricerca di persone con una forte expertise finanziaria e che abbiano sviluppato importanti relazioni con la clientela privata e istituzionale. Pensiamo a figure consulenziali, con un profilo diverso da quello del promotore finanziario, e puntiamo a inserire altre tre o quattro risorse senior con portafogli sviluppati.

Qual è il vostro modello di remunerazione? Che cosa ci può dire sulle sue caratteristiche?
Il cliente paga una commissione di advisory o di gestione sulle masse ed eventualmente una sulle performance.

Quante sedi ha oggi la società? Ma soprattutto: sono in programma nuove aperture?
Al momento Finlabo ha sede a Recanati, nelle Marche. Non pensiamo di aprire nuove sedi a breve, anche se riteniamo interessante dotarci nel medio periodo di una struttura a Milano con l’obiettivo di seguire la clientela istituzionale.

A quanto ammontano attualmente gli asset under advisory?
Abbiamo circa 70 milioni tra asset in gestione e asset in consulenza.

Novità in vista da oggi alla fine del 2013? Che cosa ci può anticipare?
Stiamo avviando un nuovo comparto su azioni americane, che utilizza i nostri modelli per migliorare i rendimenti e minimizzare la volatilità. L’obiettivo è “bissare” con questa nuova strategia il successo già ottenuto con il fondo Finlabo Dynamic Equity, che investe su azioni europee e ha ricevuto negli anni numerosi riconoscimenti per le performance realizzate. La nuova strategia dovrebbe partire entro l’estate.

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