Assofinmed, Sozio: si apre una nuova sfida per il settore della mediazione creditizia

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di Redazione 27 Maggio 2013 | 09:04
Il presidente dell’associazione invoca un intervento degli organi preposti per sancire la differenza e l’indipendenza tra la professione di mediatore creditizio e quella di dottore commercialista.

UN NUOVO COMPETITOR – “Se da qualche mese si inneggia a un riconoscimento ben definito della professione di mediatore creditizio grazie all’istituzione di un preciso albo – l’Organismo degli agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi – ecco che si affaccia un nuovo competitor per gli operatori del settore: il commercialista”. A parlare è Giovanni Sozio, presidente di Assofinmed, associazione di categoria per mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria. “E’ ben nota la contestazione della categoria dei dottori commercialisti verso i promotori finanziari e le banche, quando nel 2010 la III Sezione del Tar Lazio respinse il ricorso presentato dai commercialisti ed esperti contabili in merito all’annullamento del decreto 206/2008, che in attuazione della direttiva Mifid disciplina i requisiti di indipendenza e professionalità dei consulenti finanziari, perché il legislatore non li escluse dall’elenco delle figure professionali esonerate dalla prova valutativa, indispensabile a svolgere le attività riservate ai consulenti”.

INVASIONE DI TERRITORIO – “La loro protesta avrebbe dovuto concretizzarsi nella primavera di quest’anno, con la nascita della Banca dei Commercialisti, oggi rimandata, dal momento che non è stato raggiunto il capitale minimo di 25.100.000 euro”. Tuttavia, rileva Sozio, “il legislatore non ha chiarito nel decreto legislativo 141/10 quale sia la posizione dei commercialisti rispetto agli adempimenti del decreto in questione”. Anzi. “Secondo la legge oggi in vigore, il dottore commercialista può offrire alla clientela consulenza anche sui prodotti finanziari. Quello che però preoccupa i mediatori creditizi è dato come sempre dalla consuetudine di interpretare in maniera libera i dettami di legge, allargandone gli ambiti di attuazione. Accade così che oggi un dottore commercialista iscritto al proprio albo, non si limiti a offrire consulenza finanziaria, ma accompagni il cliente anche in banca, invadendo così un territorio di competenza esclusiva del mediatore creditizio”.

DUE PROFESSIONI DISTINTE – Occorre rilevare invece, segnala ancora Sozio, “che si è in presenza di due categorie di professionisti che l’ordinamento giuridico regolamenta con strumenti e obiettivi differenti”. E che “ai soli mediatori creditizi, iscritti nell’apposito Albo, è riservata l’attività di ‘mediazione o di consulenza nella concessione di finanziamenti’ da parte di banche o di intermediari finanziari, ovvero tutte quelle attività attinenti a far concludere un affare finanziario. Le attività del dottore commercialista sono e devono restare distinte e limitate a indipendenti valutazioni di ordine finanziario”.

OCCORRE UN NUOVO INTERVENTO DEGLI ORGANI PREPOSTI – “Si rende quindi indispensabile, attraverso un nuovo intervento degli organi preposti, sancire una incompatibilità e differenza di fondo e di sostanza tra le due professioni: qualora il dottore commercialista intenda svolgere anche l’attività di mediatore creditizio, dovrà adempiere ai disposti di legge vigenti in materia, quindi compiere una evidente scelta di campo”.

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