Retail distribution review, gli advisor inglesi tirano la cinghia

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di Maria Paulucci 3 Giugno 2013 | 08:13
Dal primo gennaio, i promotori finanziari del Regno Unito non possono più basare la loro retribuzione sulle commissioni dalle case prodotto e…

LA RDR NEL REGNO UNITO – Una marcia indietro, adesso, è più che possibile. E i Paesi che si stavano avviando sulla strada aperta dalla Gran Bretagna forse ci ripenseranno. È questa la sensazione più diffusa, visti i dati sul primo impatto della Rdr, la Retail distribution review, in vigore nel Regno Unito dal primo gennaio. Da quella data, i promotori finanziari del Paese non possono più basare la loro retribuzione sulle commissioni dalle case prodotto. Le uniche entrate consentite sono quelle a parcella. Se non fosse che, secondo un recente sondaggio riportato dal Financial Times sulle pagine dedicate agli “adviser”, oltre il 40% delle aziende di consulenza è preoccupato. Il motivo? Non si riescono a coprire i costi.

L’INDAGINE – Oggetto dell’indagine, più di 1.300 imprese: uno spaccato sulla locale comunità dei consulenti, l’86% dei quali è direttamente autorizzato, il 69% lavora in una ditta con tre o meno professionisti e il 96% offre un servizio indipendente. Di loro si è occupata una recente edizione dell’Adviser Snapshot, che ha svolto una ricerca fra le imprese di consulenza per monitorare, appunto, il modo in cui stanno reagendo al nuovo contesto normativo. Dopo la Rdr, il 60% delle imprese riceve un pagamento unicamente sulla base di una percentuale sull’importo investito. Solo l’8% mette in conto un compenso fisso e il 16% utilizza una combinazione dei due metodi di pagamento.

SI TAGLIA SUL SERVIZIO – E se il 50% degli intervistati non ha preoccupazioni particolari sul modo in cui gestire il nuovo regime, il 42% si domanda come assicurare che il costo dei servizi ai clienti non superi le fee da far pagare. Insomma, bisogna far quadrare i conti. E allora si taglia sul servizio. Il Financial Times aveva previsto il contrario: a gennaio, aveva evidenziato il rischio di un aumento dei costi della consulenza, con conseguente ritorno dei piccoli investitori al “fai-da-te”. La recente indagine ha in realtà rivelato come meno di un interpellato su 10 si preoccupi che i clienti ottengano un buon rapporto fra qualità e prezzo, mentre il 24% delle imprese segnala problemi con i fornitori per non essere in grado di amministrare le spese come aveva previsto.

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