Promotori, Escalona (F&F): La persona giuridica è il futuro del settore

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di Redazione 3 Giugno 2013 | 09:33
Armando Escalona, amministratore delegato di Finanza & Futuro Banca, avanza una proposta: anche in Italia dovrebbe esserci la possibilità di dare il mandato a uno studio o a un team di pf.

257 MILIARDI DI EURO – Dalla fine del 2007 ad oggi stiamo vivendo, su scala globale e sia pure, nel tempo, tra diversi livelli di intensità, quella che molti tra economisti e non definiscono come la più grave crisi economica dai tempi della Grande Depressione che, come tutti sanno, caratterizzò il decennio precedente la Seconda Guerra mondiale. In questo scenario, particolarmente difficile per i Paesi cosiddetti periferici dell’area euro, il settore della promozione finanziaria finalizzato alla cura e alla gestione del risparmio delle famiglie attraverso moderni strumenti e innovative modalità di offerta sembra godere, al contrario, di inaspettata energia e grande vitalità. Il totale degli asset amministrati tramite reti di consulenti promotori finanziari sul totale degli asset nella disponibilità delle famiglie italiane, al netto degli immobili, è passato in un solo anno dal 7% al 9%, toccando i 257 miliardi di euro. La quota di risparmio gestito affidato a questi professionisti è percentualmente cresciuta, passando dal 14% del 2008 al 17% dello scorso anno.

LO STATO DI SALUTE DEL SETTORE – La quota di fondi italiani e sicav, sempre tramite reti di pf, ha raggiunto un terzo del totale del mercato, passando dal 26% al 34% negli ultimi cinque anni. Numeri che la dicono lunga sullo stato di salute del settore. Tutto bene, quindi, per l’industria delle reti di pf? Non direi. Ci sono, a ben guardare, minacce molto forti che impongono una seria riflessione tra tutte le componenti di questo mercato e urgenti riforme anche strutturali che possano dare nuovo slancio a un settore che, sia pure sembri essere rispondente alle esigenze della clientela come i numeri dimostrano, rischia di veder progressivamente contrarsi il numero degli operatori, minacciati da un problema importante in termini di ricambio generazionale. Il numero dei pf operativi con mandato con una delle imprese aderenti ad Assoreti (il 98% circa del mercato) sta prog ressivamente diminuendo (ora siamo a poco più di 2 2 mil a unità). Se poi guardiamo la composizione in termini demografici e di genere, ci accorgiamo come l’età media dei pf stia crescendo velocemente e la percentuale femminile sia ferma a livelli bassissimi sul totale degli operatori praticamente da 20 anni (14% del totale).

UNA RIFORMA EFFICACE – C’è quindi un problema di attrattiva del settore (paradossalmente in una delle professioni che si stanno invece distinguendo sempre di più tra gli investitori e i risparmiatori), sul quale bisognerebbe riflettere tutti insieme per capirne le cause e trovarne i rimedi più efficaci. Molto è stato fatto con l’istituzione dell’Apf, l’Organismo di gestione dell’Albo dei promotori finanziari, a cui la Consob ha delegato il compito di seguire la fase di abilitazione e inserimento all’Albo con la gestione degli esami. La riforma è stata efficace, e dopo un primo periodo di naturale rodaggio possiamo sicuramente dire che le procedure sono snelle, il grado di severità delle prove è garantito, l’accesso è semplificato e un aspirante che voglia in tempi ragionevolmente rapidi conseguire l’iscrizione mediante esami all’Albo non ha che da studiare seriamente. Con la possibilità, inoltre, di effettuare le numerose prove d’esame che vengono svolte periodicamente nell’arco dell’anno sul territorio senza vincolo di residenzialità.

CONSEGNARE ALL’APF L’ONERE DELLA VIGILANZA – È auspicabile che si possa completare questa positiva riforma consegnando al più presto all’Apf anche l’onere della vigilanza, che garantirebbe una più veloce esecuzione del processo di giudizio delle eventuali violazioni da parte del pf e un più veloce iter sanzionatorio, garantendo, nel contempo, un più efficace livello di trasparenza in termini di informazione agli intermediari sui provvedimenti in corso. A mio parere, tuttavia, ci sono altre importanti riforme da affrontare con rapidità. In primo luogo va segnalato che in Italia non esiste la possibilità, prevista invece in altri ordinamenti all’interno dell’Ue, di iscrivere all’Albo dei pf non solo persone fisiche ma anche soggetti costituiti con personalità giuridica. O, se vogliamo essere un po’ più restrittivi, non c’è la possibilità – che esiste per esempio in Spagna per una banca – di dare il mandato di agenzia a un gruppo di pf costituitosi in uno studio associato o in un team.

UNO SGUARDO OLTREOCEANO – Negli Stati Uniti questa forma rappresenta ormai il 65% dell’industria e ha risollevato le sorti della stessa, avviata a una difficile fase riflessiva. Questa importante riforma consentirebbe di offrire un miglior servizio alla clientela, con la possibilità di ottenere all’interno del team consulenza specialistica, di far crescere i neofiti in un ambiente qualificato dove sarebbe possibile svolgere una corretta attività di praticantato come in tutte le altre professioni, e dare al settore un’immagine di maggiore stabilità e rassicurazione anche grazie a un evidente “controllo sociale” che si realizzerebbe all’interno del team. Molti altri temi potrebbero essere discussi serenamente da tutte le componenti del settore con la finalità di dare impulso e un futuro forte e positivo all’intera industria. Qui oggi non c’è lo spazio per approfondire tutte queste tematiche. Sarebbe utile poter aprire un ampio e approfondito dibattito su questi e altri temi tra istituzioni, operatori del mercato e rappresentanti dei risparmiatori, per rispondere alle nuove esigenze della clientela, prepararsi a cogliere le grandi opportunità che i nuovi scenari economici e finanziari fanno intravvedere e che sarebbe un peccato non raccogliere, e affrontare una concorrenza estera che prima e meglio di noi intravede e legge nel nostro mercato questo desiderio di forte cambiamento.

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