Banchieri vs. bancari, nulla di fatto nell’incontro tra Abi e sindacati

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Maria Paulucci di Maria Paulucci 4 Marzo 2014 | 11:03
Su un punto banche e sindacati sono d’accordo: le posizioni, come riassume l’Associazione bancaria italiana in una nota, sono “antitetiche e inconciliabili”.

POSIZIONI “ANTITETICHE E INCONCILIABILI” – Su un punto le banche e i sindacati sono d’accordo: le posizioni, come riassume l’Associazione bancaria italiana (Abi) in una nota, sono “antitetiche e inconciliabili”. L’incontro tra Abi e sindacati si è svolto a Roma lunedì 3 marzo. Sul tavolo, ovviamente, il rinnovo del contratto (qui la notizia sulla disdetta anticipata). I banchieri, presenti con il vice presidente Abi Francesco Micheli, hanno spiegato che in uno scenario che presenta molte complessità e criticità non ci sono disponibilità economiche, né a livello nazionale né nell’ambito della contrattazione di secondo livello. Ma hanno anche ribadito quanto sia importante affrontare il tema dell’occupazione. Dato il contesto davvero difficile – e la conferma arriverà dai piani industriali dei principali gruppi che usciranno tra aprile e maggio – in cui si svolgerà il negoziato, “il contratto deve rinnovarsi, ispirandosi a innovazione, discontinuità e sostenibilità”, si legge sempre nella nota dell’Abi.

LE SPINE DEL CONTRATTO
– I sindacati (Dircredito, Fabi, Fiba, Fisac, Uilca, Ugl Credito, Sinfub) hanno ribadito la volontà di tutelare l’occupazione e il salario ma anche la necessità di proporre un modello di banca diverso ai lavoratori e al Paese. A breve licenzieranno la loro piattaforma, che è ancora in fase di elaborazione, e la sottoporranno ai lavoratori nelle assemblee, che si svolgeranno in marzo. Prima di allora, i sindacati hanno detto di non essere disponibili a discutere il rinnovo del contratto. Il prossimo incontro è stato fissato per il 14 aprile, dopo le assemblee e i congressi della Fabi, che confermerà il segretario generale Lando Maria Sileoni, e della Fisac. Il nuovo contratto, ricorda l’agenzia di stampa Radiocor, riguarda oltre 300.000 lavoratori del credito, un settore alle prese con mesi di severi esami europei della Bce e con oltre 150 miliardi di sofferenze, che ha già varato duri piani di ristrutturazione tagliando costi, chiudendo filiali e riducendo il personale. Il contratto è stato disdettato unilateralmente dall’Abi lo scorso settembre in anticipo sulla scadenza naturale che è il prossimo giugno (qui la notizia). Da allora le parti hanno provato a riaprire il confronto ma senza esito.

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