Da Aiaf un decalogo per rilanciare finanza e crescita

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di Redazione 13 Marzo 2014 | 12:05
L’Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari presieduta da Paolo Balice ha individuato dieci ambiti sui quali ritiene si debba lavorare…

IL DECALOGO – L’Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari individua dieci punti per il rilancio del sistema finanziario nazionale, dello sviluppo e della competitività del nostro Paese. “Il succedersi di diversi Governi nel giro di pochi anni e la crescente sfiducia nella capacità della classe politica di amministrare l’economia e di ridurre il peso della crisi sulla collettività”, osserva Aiaf, “rendono evidente la necessità di un rilancio del mercato dei capitali a sostegno delle imprese, con una spinta indispensabile alla crescita. E’ pertanto necessario un vero e proprio cambio di passo in ambito istituzionale, attraverso un’azione coordinata di sistema in campo finanziario”. Per questo l’Associazione presieduta da Paolo Balice  ha individuato dieci ambiti sui quali ritiene si debba lavorare:

1.    Il mercato borsistico. Il processo di aggregazione delle piazze finanziarie rischia, di fatto, di ridurre la valenza di pubblica utilità della Borsa, con la conseguenza che le scelte dettate dalla massimizzazione dei profitti possano contrastare con l’interesse collettivo dello sviluppo delle nostre imprese. 

2.    Il sostegno al capitale delle PMI.
È necessario creare le migliori condizioni affinché un numero sempre crescente di imprese possa accedere al mercato dei capitali attraverso un processo più semplice ed economico. 

3.    Il sostegno al finanziamento delle PMI.
Le iniziative di sistema dovrebbero essere volte a favorire il finanziamento delle piccole e medie imprese a costi sostenibili e con forme de-burocratizzate, anche attraverso un ruolo attivo degli intermediari finanziari. 

4.    Lo sviluppo dei minibond.
Si tratta di uno strumento unico e potenzialmente prezioso per il finanziamento delle PMI, ma occorre un ulteriore contributo del sistema per la riduzione dei costi (anche con l’eventuale detassazione dello strumento) e, soprattutto, un investimento in formazione per superare la diffidenza delle imprese. 

5.    Il credito industriale e il ruolo delle banche.
L’esperienza della “banca universale” ha, di fatto, ridotto la specializzazione dell’attività del credito a medio e lungo termine finalizzato al sostegno degli investimenti delle imprese industriali. Occorre, invece, valorizzare l’attività del credito a medio-lungo termine che, come noto, ha caratteristiche distinte rispetto a quelle generiche del finanziamento del capitale circolante delle imprese. 

6.    La formazione finanziaria delle imprese.
Una condizione essenziale per l’accesso diretto al mercato dei capitali è un’adeguata formazione delle imprese sui costi, nonché sulle esigenze di trasparenza e di visibilità a tutela degli investitori e delle imprese stesse. 

7.    La formazione finanziaria degli investitori.
La complessità di alcuni strumenti finanziari e la necessità di tutelare un bene prezioso come il risparmio rende opportuna una più completa formazione in ambito finanziario, fin nelle scuole, con l’obiettivo di rendere sempre più consapevoli i risparmiatori nelle scelte cruciali per il loro futuro benessere economico-finanziario. 

8.    L’informazione finanziaria in genere.
Una corretta formazione dei prezzi si basa su una diffusione ampia e ordinata dell’informazione finanziaria, per la quale la trasparenza e la qualità vanno garantite anche con un’adeguata formazione dei soggetti coinvolti. 

9.    L’analisi finanziaria.
L’interpretazione, l’analisi e la rappresentazione di dati economico-finanziari rappresentano un contributo decisivo alla trasparenza e alla corretta valutazione delle aziende, degli strumenti finanziari e dell’efficienza dei portafogli. Va riconosciuto il ruolo di coloro che svolgono tali attività attraverso certificazioni di qualità e di professionalità. 

10.    La consulenza sul risparmio.
Uno dei punti di forza del nostro Paese resta la ricchezza accumulata che, in termini netti e in rapporto al reddito disponibile lordo, resta su livelli tra i più alti al mondo. Rafforzare tale peculiarità attraverso il riconoscimento di una consulenza professionale, e di qualità, rappresenta un obiettivo imprescindibile per preservare la solidità economica dell’Italia. 

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