Banche, le grandi manovre delle popolari italiane

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di Redazione 2 Giugno 2014 | 13:00
C’è grande agitazione in questi giorni attorno alla sorte di alcune grandi banche popolari, così importante da essere inserite nell’elenco dei 15 istituti che dovranno affrontare gli esami in sede europea.

LE SORTI DELLE BANCHE POPOLARI – C’è grande agitazione in questi giorni attorno alla sorte di alcune grandi banche popolari, così importante da essere inserite nell’elenco dei 15 istituti che dovranno affrontare gli esami in sede europea. Anche così si spiega l’interesse della Banca d’Italia per le sorti di Veneto Banca, piccolo colosso reduce da un anno difficile: i vertici dell’istituto hanno illustrato le misure a loro dire necessarie e sufficienti per riequilibrare il ratio: la conversione di un prestito convertibile, la cessione di alcuni asset, primo fra tutti banca Intermobiliare, più altre misure che potrebbero scongiurare la vendita dell’istituto. O, quantomeno, evitare il passaggio all’odiata Popolare di Vicenza. A sua volta la banca capitanata da Gianni Zonin si accinge a fare shopping dopo aver bussato alle tasche dei soci per un miliardo.

UN’ANOMALIA SEMPRE MENO GIUSTIFICABILE – Si tratta di operazioni di mercato effettuate da istituti che non rispondono ai criteri di mercato, sfruttando così un vantaggio improprio sui concorrenti. Se le azioni di Popolare Vicenza o di Veneto Banca fossero quotate sul mercato ufficiale, infatti, difficilmente potrebbero spuntare i prezzi d’affezione che li distinguono. Ancora in tempi recenti, i titoli di Pop Vicenza e dell’altra banca veneta godevano (e godono tuttora) di valutazioni estremamente generose: Popolari paragonabili agli istituti veneti, vedi Bpm o Bper, sono trattati ad un valore pari allo 0,6 / 0,8 del patrimonio, meno della metà di quanto le due Popolari venete attribuiscono alle proprie azioni. Non c’è da stupirsi: le due banche non sono trattate in un mercato libero, ma sono soggette al potere dell’istituto emittente, che fissa il prezzo e, come è emerso in Veneto Banca, subordina i tempi del realizzo a nuovi acquisti. Non è una novità per il sistema italiano, è un’anomalia che si giustifica sempre di meno alla luce di un’interpretazione delle norme cooperative che mal s’accordano con istituti di grandi dimensioni che, per giunta, controllano società quotate. Non sono considerazioni nuove, ne convengo. Chissà se, tempo 2 o 3 anni, queste storture verranno corrette. 

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