Copernico pronta per le sfide future

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Marco Muffato di Marco Muffato 22 Agosto 2014 | 06:33
Il presidente Scelzo svela a BLUERATING le strategie della rete udinese.

Il momento d’oro della promozione finanziaria non riguarda solo i big player del mercato ma anche le realtà di piccola dimensione, che sanno farsi valere in un comparto che sta offrendo spazi di crescita a tutti (o quasi) gli operatori. Tra questi Copernico, la sim guidata dal fondatore, il presidente e a.d. Saverio Scelzo. E proprio al numero uno della società friulana, BLUERATING ha chiesto di fare il punto su risultati, progetti e strategie societarie.

Grandi e piccoli player della distribuzione finanziaria registrano anche nel 2014 una crescita nella raccolta netta e nei ricavi. Vale anche per Copernico?
Sì, il primo semestre è in linea con le nostre aspettative di crescita lineare ma costante. Posso dirmi ottimista che il budget del 2014 sarà centrato, con un 10% in più rispetto all’anno precedente in termini di fatturato e raccolta. L’anno scorso abbiamo chiuso con 6 milioni e mezzo, quest’anno riteniamo alla nostra portata il superamento dei 7 milioni di euro di fatturato, come conseguenza di una raccolta netta più alta. Una raccolta netta che l’anno scorso è stata prossima ai 50 milioni di euro e che riteniamo potrebbe raggiungere i 55 milioni di euro quest’anno. Risultati questi che cerchiamo di conseguire in assenza di politiche di incentivazione su prodotti, scalini provvigionali e simili, garantendo così al promotore finanziario la totale libertà nel consigliare cosa ritiene meglio per cliente. Quello che rileva in termini di bilancio, infatti, è il portafoglio gestito in quanto viviamo di commissioni di gestione rinunciando a commissioni di performance e front. Se il portafoglio in gestito cresce noi guadagniamo di più.

Quali differenze riscontra tra Copernico e i competitor nel reclutamento?
Da sempre la nostra strategia è di reclutare pf in attività e giovani da formare. I nostri ingressi sono nell’ordine dei 5-10 promotori all’anno. Dal 2000 a oggi abbiamo erogato 190 codici e oggi disponiamo di 110 pf, conseguentemente il nostro turnover è bassissimo rispetto anche alle reti di grandi dimensioni. Il fatto di essere selettivi negli ingressi, ci preclude la possibilità di prendere generare più raccolta ma la nostra scelta aziendale è di investire piuttosto che fare immediatamente utili. Un esempio? Abbiamo cinque ingegneri che stanno lavorando sulla reingegnerizzazione di tutti i sistemi informatici. Investiamo perché è obiettivo comune del team che tra dieci anni Copernico possa essere assai più forte di quella fondata dal sottoscritto nel 1999.

La Mifid 2 è un vantaggio o un danno per le reti?
Non so se sarà un vantaggio o meno per le reti, molto dipenderà dalla capacità di reagire agli input direttiva. La Mifid 2 spingerà verso la consulenza continuativa, dove la qualità richiesta dal servizio e il controllo su questa qualità sarà molto maggiore. Per quanto ci riguarda, le previsioni della direttiva sono già nel nostro Dna perché adottiamo un reale multibrand privo di conflitti d’interesse e disponiamo nella nostra gamma dei servizi anche della consulenza finanziaria fee only.

A proposito di consulenza fee only, qual è il gradimento dei clienti?
La nostra consulenza fee only, che prevede la totale retrocessione degli inducement al cliente, sta crescendo del 20% all’anno. Il problema, al momento, è che non tutti i clienti sono disposti a pagare la parcella. Ma sono ottimista sullo sviluppo futuro di questo servizio.

Aumenta sempre di più il numero degli ex bancari che diventano pf. Cosa ne pensa?
Il bancario prima di uscire dalla banca e diventare pf dovrebbe rifletterci bene. Una cosa fare è fare il dipendente, altro è lavorare in una logica di auto imprenditorialità. Non tutti sono tagliati per questa scelta, che spesso è subita in quanto indotta dai conti negativi delle banche e dalle ristrutturazioni aziendali. Bisogna, invece, essere consapevoli e convinti di questa scelta, ascoltando anche più campane. In questo processo di autoanalisi vanno ricomprese anche le ricche offerte economiche delle reti verso alcune tipologie dei bancari che sono vincolate ai risultati. I bancari sono proprio sicuri di essere in grado di ottenere questi risultati?

Si avvicina l’Albo unico dei consulenti finanziari e con esso il cambio di denominazione del promotore in consulente finanziario? Riflessioni sul tema?

Diventeremo tutti dei consulenti finanziari? Dal punto di vista semantico ne sono sicuro. Dal punto vista operativo e sostanziale sono convinto del contrario. Se la consulenza finanziaria fosse intesa come totale retrocessione degli inducement al cliente, con la totale trasparenza e assenza di conflitti d’interesse, i grandi player del mercato chiuderebbero immediatamente. Penso, comunque che nei prossimi anni si affermeranno piattaforme d’investimento indipendenti, parte terza rispetto alle reti e alle società di gestione del risparmio, in grado di favorire un processo di selezione delle scelte d’investimento a prova di conflitti d’interesse e di prodotti di bandiera.

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