Deiana (Anpib): grande evento a Roma per parlare di risparmio

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di Maria Paulucci 9 Ottobre 2014 | 10:00
Lo annuncia l’Associazione nazionale private e investment bankers per voce del presidente Angelo Deiana. Si parlerà di competenze per la gestione dei risparmi.

GRANDE EVENTO A NOVEMBRE – Un evento che ha già un titolo ma non ancora una data precisa e che si terrà nel mese di novembre. Lo annuncia l’Associazione nazionale private e investment bankers (Anpib), per voce del presidente Angelo Deiana (nella foto a destra). “L’evento dovrebbe chiamarsi ‘Investire sul futuro’”, spiega in un’intervista a BLUERATING. “Anpib si farà parte attiva insieme a un pool di soggetti che organizzerà un grande convegno sull’analfabetismo finanziario e sulla capacità di ognuno di noi di costruire nel tempo, fin da quando si è piccoli, le competenze per gestire i propri risparmi: perché il vero motivo per cui noi italiani non investiamo nel lungo periodo è che non siamo alfabetizzati nella gestione delle nostre risorse economiche”.
 
EDUCAZIONE FINANZIARIA – “Partiremo da un’analisi dei bisogni in termini di analfabetismo finanziario per cercare di capire quali sono gli strumenti sia tattici sia strategici per rendere questo processo di education un’infrastruttura del paese”, continua Deiana. “Il promotore principale è Confassociazioni Giovani, la branch dei professionisti sotto i 35 anni d’età di Confassociazioni, la grande confederazione che riunisce 155 associazioni professionali con circa 245mila professionisti iscritti che rappresenta l’altra mia responsabilità oltre all’Anpib”. Un evento che si svolgerà a Roma. Proprio come l’altro, quello organizzato da Anpib e Confassociazioni, che si svolse il 9 luglio scorso al Tempio di Adriano.
 
L’EVOLUZIONE DI ANPIB – L’Anpib oggi si pone come punto di riferimento per i private banker italiani e per i promotori top. Ma anche come uno spazio di riflessione e analisi. Con un modello “a fisarmonica”, dunque agile e flessibile, per andare incontro ai professionisti in un mercato che sta entrando in un’epoca tutta nuova. È nata nel 2007 come “associazione professionale con finalità di crescita culturale del sistema” ed è diventata un’“associazione professionale di categoria vera e propria”, uno sportello a cui rivolgersi per dubbi sul mestiere o sull’inquadramento contrattuale, ma anche una specie di LinkedIn di alto livello per mettere i professionisti in contatto “con altre opportunità, con altri modelli di business, con altre culture”. Oggi conta 500 soci: 410 private banker dipendenti e 90 promotori finanziari top player.
 
LO SVILUPPO DEL PRIVATE BANKING
– A tendere, cosa distinguerà un private banker da un promotore di alto livello? “Dipenderà dallo ‘spirito’ dei professionisti”, risponde sempre Deiana. “Alcuni si trovano meglio in strutture che ragionano su logiche di lavoro dipendente, mentre altri hanno una vocazione imprenditoriale. Sull’evoluzione di entrambe le figure incideranno sia fattori esogeni, come la ricchezza privata nel nostro paese, sia fattori endogeni, cioè legati alla struttura organizzativa della banca o alla motivazione delle persone. Noi siamo un paese – checché se ne dica – ricco e seduto. Avremmo anche importanti idee per farlo rialzare, ma è compito di altri: politici e governo. Un ruolo più centrale lo possiamo svolgere nella gestione della ricchezza perché, come dice Bankitalia, è per l’84% ancora di prima generazione e, nei prossimi cinque anni, almeno il 70% potrebbe passare di mano. Stiamo parlando di valori finanziari, aziendali e familiari. Si profila, insomma, un lavoro ancora più complesso di quello che in passato hanno fatto le banche con le reti di private banking e con la promozione finanziaria. C’è bisogno di una struttura molto più ampia e articolata, più dotata di quelle che chiamo ‘competenze per competere’”.
 
IL MODELLO DELLE TRE CERCHIEDeiana, infine, crede nel “modello delle tre cerchie di Google Plus”, che già si intravede all’estero e in alcuni casi anche qui in Italia: la prima cerchia è quella centrale, più piccola, fatta di banker dipendenti dotati di grandi patrimoni e capaci di intercettare l’ampio ventaglio delle esigenze dei clienti; quella intermedia, composta dai bancari secondo quanto prevede il nuovo contratto nazionale, metà dipendenti in senso stretto e metà pf; per finire quella esterna, fatta di promotori finanziari. In base alla specializzazione di ogni banca, coabiteranno in un sistema trasversale e mai troppo rigido oppure l’una prevarrà sulle altre. Staremo a vedere. Per adesso, l’unica certezza è che, per dirla con Deiana, “il futuro è appena iniziato”.

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